Schermo nero. Come quando in un videogioco vieni sconfitto. Uno schermo che si associa a frustrazione. Solo che lì di solito campeggia un’enorme scritta, che spazia da You died a Mission Failed, e il tasto per riprovare è in bella vista. Stavolta è diverso: scorri il feed di Instagram e, vedendo tutti quei post che sembrano oscurati, ti chiedi se non sia un problema con la connessione dati. Accidenti, passiamo al wi-fi, allora. Ma nulla. Allora provi a guardar meglio uno di quei post, fermando finalmente quell’annoiato scrolling infinito, e leggi questo hashtag: BlackOutTuesday .

Inizi a riflettere. Quello schermo nero rappresenta un fallimento, da parte della nostra società, e origina da una morte, stavolta reale. No, non è un gioco. George Floyd è stato ucciso. E quella frustrazione di cui si parlava prima qui è quella infinita di chi viene costantemente discriminato, e ha deciso di dire basta, e protestare, al grido “Black Lives Matter”. E ognuno può e deve fare la propria parte nel sostenerlo.

“The Show Must be Paused”

#BlackOutTuesday è la risposta dei social, un modo per stoppare il flusso di immagini con cui magari si cerca di evadere dalla realtà, per invitare a concentrarsi su quel che accade nel mondo. Siamo così abituati a vivere sul carrozzone dei social media, che quasi ci si sente punti nel vivo quando qualcuno tenta di dirci “Non è tutto rose e fiori, sai?”. Davanti a questo schermo nero, in cui possiamo vedere il nostro volto, dovremmo riflettere su cosa possiamo fare. Sul perché quell’hashtag che stiamo vedendo così di frequente in tweet e post negli ultimi giorni, #BlackLivesMatter , non deve essere una “tendenza” che duri un battito di ciglia, per poi sparire, portando con sé tutte le belle intenzioni. Non deve solo creare catene o video di influencer in cui la questione è affrontata all’acqua di rose. Questa situazione deve portare ad un cambiamento, in primis personale, e spingerci ad informarci ed agire.

Fermarsi, ed agire.

L’uccisione di George Floyd durante un fermo della polizia, dichiarata finalmente omicidio da un’autopsia non faziosa, è stata la scintilla delle attuali proteste civili negli USA. Tuttavia, questa è solo l’ultimo caso di una lunga, lunghissima serie di brutali interventi della polizia finiti in tragedia. Una disparità di fondo, un razzismo che tristemente prospera insito in tutte le società in diverso modo, che si nutre anche del silenzio, di un tacito “Non è un mio problema”. Non bisogna pensare egoisticamente “Sono problemi di oltreoceano”, perché significherebbe dimenticare che anche nel nostro Paese il razzismo esiste, e uccide. Ci si nasconde dietro il proprio privilegio che non si è in grado di vedere, dietro la mancanza di empatia. Si reagisce come bambini viziati quando l’ultima conferenza che si aspettava viene rimandata. L’escapismo è importante, attraverso qualsiasi medium, ma reazioni del genere sono infantili e ridicole, e distolgono da ciò che è vitale.

Sì, tutte le vite sono importantissime, nessuno lo sta negando. Tuttavia, rispondere con “AllLivesMatter” in questo momento, significa negare il valore di quel che sta accadendo, riportando l’attenzione su se stessi, come sempre, aprendo la fotocamera interna invece di guardarsi attorno. Quindi, a gran voce, #BlackLivesMatter .

Oltre la schermata e BlackOutTuesday

La speranza è che questo brevissimo momento di stop, “blackout”, possa invitare alla riflessione, e poi all’azione. Che le aziende che ora condividono messaggi che sembrano creati con lo stampino si attivino poi per realizzare qualcosa di concreto. Per includere, aiutare le minoranze, eliminare completamente le discriminazioni.

Non significa sganciare un’immagine nera sui social, e semplicemente lavarsi la coscienza così. Non basta. Occorre informarsi, leggere saggi e romanzi, guardare documentari e film al riguardo, e soprattutto agire, magari donando, parlando con la propria cerchia di amici di quel che sta accadendo, discutendo, condividendo (altri link utili in questo articolo de Il Post). Facendo capire. Stanotte, Trump ha fatto utilizzare del gas su una folla che protestava pacificamente, per liberare la strada, e tenere un discorso in cui ha minacciato gli americani stessi, il tutto mentre stringeva una Bibbia. La situazione evolve ora dopo ora, e possiamo solo continuare a lavorare senza sosta affinché voci troppo a lungo zittite e silenziate possano levarsi ed essere finalmente ascoltate, e oltre questa cortina fumogena ci attenda una società migliore.

Blackout Tuesday

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