lacerazióne s. f. [dal lat. laceratio -onis]. – L’atto, e più spesso l’effetto del lacerare, del lacerarsi. Nel linguaggio medico, la rottura traumatica di un tessuto o di un organo, che può aver luogo per stiramento, schiacciamento, contusione o scoppio. Fig., non com., strazio dell’animo, dolore cocente.” Una parola adatta per iniziare a parlare di The Last of Us Parte II, non credete?

Lasciamo adagiare nella mente questa definizione del termine “lacerazione” dalla Treccani online, ci servirà dopo. Prima, un po’ di contesto. Dunque, The Last of Us Parte II, titolo sviluppato da Naughty Dog, seguito di uno dei titoli di maggior successo sulla cara Playstation 3, nel 2013.

Dalla sua uscita, il 22 giugno, anzi, anche prima, questa Parte II si è configurata come uno dei titoli più importanti di questo anno. Prima rimandato, poi leakato, con conseguenti spoiler pubblicati online, review-bombato, oggetto di discussioni e flame. In breve, divisivo come pochi titoli. Neil Druckmann stesso, director, aveva detto che non sarebbe piaciuto a tutti.

Azioni e reazioni

Questa prima parte dell’articolo intende restare spoiler-free: sarebbe fantastico se con le mie parole potessi incuriosire qualcuno a provare direttamente questo titolo. Quel che si è riversato a fiumi su Twitter nei primi giorni dopo la pubblicazione è stato un torrente in piena di messaggi che dell’opinione non avevano nulla: giudizi che si fermavano ad una o due frasi o avvenimenti, o in modo superficiale, senza riversare un minimo di energie che non fossero sputi velenosi. Dopo qualche giorno, fortunatamente, sono emersi anche i pareri di chi aveva effettivamente concluso il gioco, e da lì è stato possibile iniziare ad intavolare vere e proprie discussioni.

L’aspetto che trovo più interessante di questo titolo, infatti, è che le scelte narrative e di gameplay adottate da Naughty Dog suscitano diverse reazioni nell’utenza. Da sempre, ci è stato presentato come un viaggio di vendetta di Ellie. Da cosa ha origine tutto questo? Una lacerazione. Un evento traumatico, violento, inaspettato, che lascia un’enorme ferita. Il mondo piagato dagli Infetti è la cornice di questo racconto, ma si fa da parte, in questa storia di errori ed errari che sono solo umani. Le nostre concezioni morali trovano forse difficoltà mentre ci approcciamo a questa realtà di poligoni magnificamente ricreata, nell’accompagnare Ellie. Considereremo giuste o sbagliate le sue azioni? Porremo una distanza da lei, o tenteremo di identificarci con il suo obiettivo?

Comitato d’accoglienza.

Colossali dissidi

Possibilità perdute, e sogni infranti. Ogni vita spezzata in nome del suo obiettivo è un ulteriore taglio che Ellie scava dentro di sé, e arrivati ad un punto decisivo si chiede, e con lei chi gioca: Chi sono, adesso? The Last of Us Parte II è un gioco fortemente narrativo, ma occorre tenere a mente che la storia è stabilita sin dal principio: non si ha possibilità di intervenire sui suoi elementi. A volte, e questo è forse indicatore di quanto possa esser forte il medium videoludico, ho desiderato poggiare il controller a terra, e lasciarlo lì, con la sua luce blu flebile, sperando che questo gesto potesse innescare la parola “fine”. Un “rigetto” del genere, da intendere in senso positivo, l’ho provato anni e anni fa con Shadow of the Colossus.

La lacerazione col giocatore si fa talmente radicata e gli eventi così emotivamente forti che quasi si desidera una possibilità di scelta, una via d’uscita. Ma la storia deve andare avanti. E allora, mai come in questo momento, ci si sente al tempo stesso spettatori e attori, in un dissidio che alla conclusione della storia lascia un vuoto. The Last of Us Parte II è un’esperienza dura, cattiva, a mio avviso imperfetta in alcune sue parti, da provare più che mai sulla propria pelle. Su cui alla fine, dopo le lacerazioni, si formeranno delle cicatrici.

Qui termina la mia analisi spoiler-free su The Last of Us Parte II partendo da una parola. Più sotto, dopo la seguente immagine, andrò più a fondo, spiegando meglio perché secondo me questo titolo ha un’anima lacerata, per più motivi. Per chi ci lascia, spero possa fare esperienza del gioco, e provarlo. Cliccando qui troverete la nostra recensione. Per chi continuerà, più sotto… buona lettura!

Penltimo avviso! Oltre ci saranno SPOILER!

ULTIMO AVVISO – SEGUE ANALISI CON SPOILER DI TUTTA LA TRAMA

Giorni passati

Come apprendiamo tramite numerosi flashback, quel dubbio di Ellie, che aveva magistralmente chiuso il primo The Last of Us, con un giuramento di Joel, muta fino a divenire certezza. L’uomo l’ha strappata alle Luci per salvarle la vita, precludendo la possibilità all’umanità di avere una cura. Si consuma da questa scintilla la separazione da Joel alla base del gioco, di cui Ellie si pentirà probabilmente per sempre. Nei primi momenti con Dina, Ellie è schiva riguardo l’uomo, ma parla di come progetta di vedere con lui un film la sera stessa. Una visione che, come ben sappiamo, non avrà mai luogo.

Joel e Ellie.

Seattle, Day 1

La lacerazione in The Last of Us Parte II si espande alla struttura stessa del gioco. Nel climax decisivo, il confronto tra Abby ed Ellie, il titolo frena, compie un 180 e ci riporta a tre giorni prima. In questo momento, lo ammetto, credevo che si trattasse di uno scherzo, anche se quel “Day 1” lasciava intendere chiaramente che si trattasse di una nuova suddivisione della storia. La pagina veniva voltata, ma avrei avuto il coraggio di leggere questo nuovo diario? Ci troviamo di fronte a due atti speculari e paralleli, di cui siamo taciti osservatori.

Le prime ore con Abby non sono facili per questo motivo, e non aiuta un ritmo non stellare delle sue sezioni, in alcuni punti davvero troppo lunghe, secondo me. The Last of Us Parte II ha moltissimo da dire, ma la gestione dei tempi, a mio avviso dovuta all’aver condensato la sua storia nell’arco di tre giorni (escludendo i flashback), priva diversi personaggi del “respiro” necessario per poter maturare in modo credibile: questo nonostante una durata dell’avventura per nulla esigua, anzi, che a seconda degli stili di gioco varia tra le 20 e le 35 ore.

Un peccato, perché secondo me questo inficia sull’arco di Abby, a cui effettivamente mi sono affezionato, in particolare con l’entrata in scena di Lev. Con questo personaggio, inizia un viaggio di redenzione in cui, con le dovute differenze, si trovano echi quello di Joel ed Ellie (e, tra queste, rientrano le tempistiche molto più contratte).

Riflessi

Nel suo viaggio, Ellie abbraccia la propria natura di carnefice, falena attratta dal fuoco della vendetta, avvicinandosi metaforicamente ad Abby… e in questo momento, è come se, troppo vicini ad un riflesso, fossimo caduti nello specchio, ritrovandoci a vivere, parlare, respirare e agire nel corpo di chi abbiamo odiato fino a pochi minuti prima, sin dalla lacerazione che ci ha strappato Joel (e il plurale è quanto mai d’obbligo). I parallelismi tra le metà del viaggio diventano evidenti, con l’inizio di Abby dedicato a giocare a palla con dei cani, laddove Ellie a Jackson affrontava una sfida a palle di neve. Di entrambe vediamo la comunità in cui si sono stabilite, la loro vita ordinaria. Una mossa da parte di Naughty Dog a dir poco coraggiosa, probabilmente folle.

Prima parlavo di uno specchio, ma forse la miglior metafora per indicare il luogo in cui Ellie gradualmente si tramuta in una figura simile ad Abby è una pozza. Gradualmente, Ellie decide di sua volontà di sprofondare sempre di più in un abisso oscuro. Il perdono sembra impossibile, perché lo strappo di Joel è stato troppo crudele.

Dall’altro lato, Abby, descritta come l’assassina più spietata dei WLF, che ha dato seguito al ciclo di violenza cominciato quando Joel le ha strappato il padre per salvare la vita di Ellie. Un atto di estremo amore paterno, e al tempo stesso di egoismo rispetto all’aver strappato al mondo la speranza di sconfiggere l’infezione.

Vita da lupi e iene

Il viaggio di Abby potrebbe essere descritto come parallelo ed inverso rispetto a quello di Ellie. La sua situazione è opposta, poiché ha compiuto la propria vendetta, a lungo desiderata. Tuttavia, la vita di Seattle, contraddistinta dall’aspro confronto tra il Washington Libearation Front e le Iene (in inglese Seraphites, o Scars, come sono chiamate dai WLF), una setta, continua. Ed è dall’incontro con due fuggitivi, fratello e sorella, che salvano Abby da morte certa dopo che è stata catturata dalle Iene che danno loro la caccia, che l’assassina del WLF comincia a riconsiderare la propria vita. Un dissidio interno che a mio avviso, per quanto mostrato da scene visivamente potenti come l’incubo di Abby di vedere Lev e Yara morire nello stesso luogo del proprio padre, viene soffocato dai tempi ristretti della storia (che deve inserirsi nell’arco dei tre giorni).

Il confronto al teatro

Con Abby, assistiamo da un altro punto di vista al cammino di vendetta di Ellie, di cui tuttavia veniamo a conoscenza nelle sue distruttive conseguenze solo al termine del percorso, quando ci si ricongiunge al cliffhanger. Dopo più di una decina di ore impersonandola, possiamo dire di comprenderla un po’ di più. Non è detto che sia facile capire le sue ragioni, anzi, è normale continuare a provare risentimento per questo personaggio, dal momento che il legame con Ellie, probabilmente forgiato ai tempi del primo The Last of Us, e del suo dlc, è molto più forte. E infatti, nel confronto finale al teatro, il primo momento in cui desideravo poggiare il controller è stato quando ho dovuto affrontare la vendicatrice di Jackson.

La sua furia, in cui mi ero anche immedesimato, veniva ora indirizzata verso di me, che controllavo la sua nemesi. Potevo forse arrendermi, lasciare che Ellie uccidesse Abby (sarebbe stato potenzialmente interessante avere finali multipli del genere, ma non è questo il tipo di interazione voluto dai creatori), tuttavia desideravo vedere dove volessero condurmi per mano, anzi, strattonandomi, Druckmann e il suo team. Segue una battaglia di ombre, tranelli, straniero in un teatro che fino a qualche ora prima era stato una casa, un luogo in cui rilassarsi per qualche attimo suonando la chitarra, improvvisamente divenuto palcoscenico di una tragedia.

Abby prevale e, con morti e feriti da entrambe le parti, decide infine di lasciare in vita Dina e Ellie, grazie all’intercessione di Lev. Come già detto, questo ragazzo, cacciato e perseguitato dalle Iene, è per la lupa solitaria dei WLF ciò che Ellie fu per Joel. Un punto di riferimento, un nuovo inizio, qualcuno da proteggere, e a cui affidarsi. Un’àncora. Veniamo dunque al finale.

The Last of Us Parte II Ellie
The Last of Us Parte II Ellie Teatro

Àncora. o Ancòra.

Titolo del paragrafo polivalente. La ruota della vendetta sembra essersi fermato, ed Ellie e Dina si stabiliscono in una fattoria che riporta alla memoria certe sezioni dalla saga di Red Dead Redemption. Un piccolo appezzamento di terra, un’oasi pacifica, lontano dal buio, un figlio di cui Ellie si prende cura assieme alla propria amata. Ma il passato non ha ancora deciso di andarsene. Come una mano che fuoriesce da una pozza oscura per ricondurla con sé, una transizione incredibile riporta alla memoria di Ellie gli ultimi momenti di Joel. Un ricordo che la strappa al paradiso che si è creata. La ferita non si è ancora risanata, la lacerazione è ancora lì, e non smette di trasudare sangue, avvelenandole la vita. Un nuovo strappo, per liberarsi dal passato, è necessario. Imbracciando le proprie armi, e nonostante le preghiere di Dina, Ellie si rimette in viaggio. Ancora.

Il punto di vista muta nuovamente, e vediamo una Abby diversa, ricca di speranza e in viaggio con Lev. Le Luci (Fireflies in originale) sembrano a portata di mano. Tuttavia, viene catturata da degli schiavisti. E sembra un incredibile gioco del destino che a liberarla sia proprio la persona che l’ha cercata a lungo per vendetta. Ad essere onesto, credo che la sezione di Santa Barbara sia una di quelle che ho trovato meno scorrevoli, forse perché dopo il “quasi-finale” della fattoria, ormai desideravo solo vedere l’ultimo confronto. Desiderando, ad ogni secondo, che Ellie potesse tornare indietro. Ma io ero solo un esecutore tramite il pad di un copione già scritto.

Pugni e sangue

Salvata da morte sicura su una spiaggia, Abby, la cui prigionia si riflette sul fisico totalmente sfigurato, sta per fuggire con Lev con una barca. Ma resta un ultimo confronto, forzato da Ellie, che minaccia il compagno di viaggio della sua nemesi. L’ex assassina del WLF, quasi irriconoscibile, non desidera la lotta, ma è costretta. Uno scontro primordiale, vissuto nel suono delle nocche che affondano e del sapore del sangue sputato in acqua.

Quell’immagine che sta possedendo Ellie sin dalla brutale tortura di Joel, che spera possa sparire nel momento in cui ucciderà Abby, viene sostituita nel momento culminante, in cui quasi sta per affogarla, dagli ultimi istanti vissuti con lui. E vediamo finalmente l’ultimo tassello dell’altro conflitto interno che dilaniava Ellie. La sera prima del giorno fatidico, ha avuto una conversazione con Joel, che si è conclusa con un piccolo barlume di speranza. Speranza di perdonarlo per averle mentito su cosa accadde all’ospedale delle Luci, di aver privato la vita di Ellie di un senso, dal punto di vista della ragazza. Il gesto disperato di Joel, amore puro per Ellie, ed egoismo che condanna l’umanità, è il motore che ha messo in moto gli eventi di questa seconda parte. Ellie, vicinissima ad affogare Abby, decide di non arrivare fino in fondo, e interrompe il ciclo di vendetta.

Un passo indietro, e poi sempre avanti

Ellie ha perso molto, nel suo viaggio. Affetti. Innocenza. Felicità. Persino la sua musica. Ne sono successe di cose, da quando è stata morsa da un infetto, e ha scoperto di essere immune. Tuttavia, intendo gettare un piccolo raggio di luce sul finale. Secondo me, la scena nella fattoria va intesa come la chiusura di un capitolo, con l’ultimo tentativo di suonare la chitarra donata da Joel, e il suo abbandono definitivo.

Il dolore potrà tornare a bussare, ma ora il primo ricordo a riaffiorare nella mente di Ellie sarà Joel sul portico a Jackson, e quel tentativo di riconciliazione. E forse, dopo quella lenta carrellata che porta ad osservare la nostra sopravvissuta da lontano, che si incammina verso il bosco, Ellie andrà a Jackson. Potrebbe ritrovare lì Dina e J.J., e provare a ricominciare. Mi piace pensare che per alcune lacerazioni sia possibile trovare dei rimedi: come dice una certa canzone del gioco, ci saranno “giorni futuri”.

No one wins, but somehow, they still play

All the missing crooked hearts

They may die, but in us they live on

Future Days, Pearl Jam

Forse è questo l’aspetto più interessante di questa seconda parte di The Last of Us: colpisce con forza, e suscita forti emozioni di vari tipi, ma in ogni caso nella mente e nel cuore di chi lo gioca non può non lasciare un segno.

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