Per chi segue il mondo del gaming, non sarà certo difficile concordare su come il medium che trattiamo abbia immense potenzialità. A livello comunicativo, i videogames possono dar vita a piattaforme che ospitano concerti, incontri, persino riunioni, e unire le persone. Alexandria Ocasio-Cortez, AOC, rappresentante democratica, ha dato vita ad uno degli streaming più seguiti su Twitch.

Via Twitter, ha chiesto se qualcuno fosse interessato a partecipare ad una partita ad Among Us (titolo di cui abbiamo parlato qui), multiplayer fenomeno degli ultimi mesi.

Lo streaming di Alexandria Ocasio-Cortez, in partita assieme ad altri famosi content creator sulla piattaforma, mirava anche a creare una maggiore partecipazione della popolazione più giovane nelle presidenziali in corso negli USA, invitandoli a registrarsi per il voto.

Un simile interesse verso l’utilizzo di piattaforme videoludiche si può vedere anche da parte di Joe Biden, candidato democratico alla presidenza, che ha aperto una propria isola su Animal Crossing aperta a tutti. Ancora, l’esercito americano utilizzava Twitch per attirare nuove reclute.

In relazione a questo, è interessante leggere questo thread, proprio di Alexandria Ocasio-Cortez, contraria a tale pratica, in cui nota un divario tra alcuni rappresentanti politici e il mondo della tecnologia; distanza, questa, che rende più difficoltoso prendere decisioni in materia digitale.

Idee, politica e videogiochi.

Qualcuno potrebbe dire “Non voglio la politica nei miei videogiochi o sulle piattaforme di gaming”. Ma questo non è affatto possibile. Essendo i videogiochi un medium e un prodotto della visione di un team, rifletteranno delle idee, e un messaggio. Non è un’invenzione degli ultimi anni la presenza di diversi temi nei videogiochi che fanno riferimento alla realtà o a precise idee. Final Fantasy VII non è uscito ieri, per dire. O ancora, vogliamo parlare di Metal Gear Rising Revengeance, con il personaggio del senatore Armstrong, che nel 2013 col suo slogan sembra quasi un clone ante litteram di Trump?

Un discorso a parte meriterebbe il fuoco incrociato consumatosi contro The Last of Us Parte II in forma di review bombing al day one. Ovviamente bisogna distinguere chi ha giocato il titolo e lo ha criticato per legittimi motivi, da quest’altra categoria di detrattori dalle idee retrograde: secondo questi, infatti, il titolo era “reo” di aver “rovinato” la saga inserendo personaggi LGBTQ+. Assolutamente assurdo.

La politica può indirettamente far parte dei videogiochi anche attraverso coercizione, come ad esempio delle precise regole e restrizioni da parte delle nazioni. Ne sono esempio le richieste del governo cinese perché i titoli siano pubblicati in questo mercato. A saltare all’occhio è la possibilità di poter bannare parole specifiche nelle chat.

E in Italia?

Voglio dedicare un po’ di spazio alla nostra situazione, prendendo come spunto la notizia in apertura. Nonostante l’evoluzione del medium, nel nostro Paese sembra complesso il dialogo con le istituzioni. Colpa di diversi fattori, tra cui miopia della classe politica, che in passato spesso lo ha usato come capro espiatorio per campagne di disinformazione riguardo una supposta istigazione alla violenza causata dai videogame.

Qualcuno ricorderà come nel corso degli anni si sono susseguite ciclicamente polemiche e servizi da parte dei media tradizionali che demonizzavano i videogiochi. A mio avviso, al momento iniziative simili a quelle citate sopra da parte di AOC, con personaggi politici che usano piattaforme di streaming e gaming, cercando di raggiungere un elettorato più giovane che vive su questi nuovi servizi, avvicinandolo alla vita politica, sono un miraggio. Riguardo il travagliato passato con i videogiochi qui da noi, la memoria di qualcuno rievocherà il famigerato articolo (qui il link per approfondire) di Panorama nel 2006 contro Rule of Rose, titolo Ps2. Oppure, ricordiamo nel 2015 un confronto a Unomattina abbastanza infelice, dalle premesse sbagliate.

Fortunatamente, negli ultimi tempi i media generalisti, in particolare sul web hanno dimostrato di aver sviluppato un rapporto senza pregiudizi verso i videogiochi. Ad aiutare la diffusione del videogioco a livello istituzionale e culturale contribuiscono anche realtà come il Vigamus, e l’Archivio Videoludico di Bologna.

Tornando all’ambito politico nello specifico, tristemente viene in mente qualche dichiarazione di Carlo Calenda dal 2018. Tuttavia nel maggio 2020, nel Decreto Rilancio è stata prevista la nascita di un fondo per la pre-produzione di videogiochi, da 4 milioni di Euro (link). Un primo segnale, ma comunque importante. Questo deve ancora essere approvato in via definitiva, ma sarebbe una fantastica opportunità per aiutare un settore che per troppo tempo è stato ritenuto secondario, impedendo che si sviluppasse nel nostro Paese come altrove.

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