Ho conosciuto Travis Touchdown nella sua seconda avventura, nel 2010. Lo scontro, a quei tempi era disperato, e la sua motivazione era la vendetta. Oggi però parliamo del capostipite della serie, che ho recentemente recuperato grazie a Nintendo Switch, dove è stato pubblicato il 28 ottobre di quest’anno: No More Heroes. Creato da Suda51, ha fatto il suo debutto su Nintendo Wii nel 2008. La storia in sintesi? Un otaku assassino affronta orde di nemici per essere il migliore.

In questa sede, come avvenuto in altri speciali (come quello dedicato a Florence, qui il link, o The Last of Us Parte II) l’analisi partirà da alcune parole. Cominciamo!

Gatti

I gatti stravincono sul web, è un dato di fatto. Evidentemente, Suda 51 aveva già intuito l’immenso potenziale dei felini in un medium audiovisivo, e introdusse Jeane. Possiamo interagire con la micina dalla camera all’hotel No More Heroes. Tra vhs vietate ai minori mai restituite alla videoteca, collezioni di statuette e pizza, questa gattina gioca, ed è sempre pronta a ricevere qualche carezza, o a giocare (con tanto di fusa!). Mentre si naviga nel menu, è addirittura possibile vederla mentre si appende ad un suo giochino attaccato al ventilatore in funzione nella stanza da letto (!).

Peak gameplay di No More Heroes.

Addirittura, tra i lavoretti in forma di minigiochi ce n’è uno in cui dobbiamo scovare dei gatti fuggiti per le strade di Santa Destroy. Impartendo i comandi richiesti, potremo distrarli, per poi afferrarli all’ultimo! Questo è solo una delle tante attività secondarie che Travis potrà svolgere per guadagnare onestamente soldi, che includono anche disinnesco di mine nascoste su una spiaggia, raccolte di noci di cocco e la disinfestazione da scorpioni!

Beam katana

Dopo la doverosa parentesi gatti, entriamo a fondo nel gioco. L’inizio è semplice. Siamo Travis Touchdown, otaku, che ha come obiettivo scalare tutte le posizioni della classifica dei migliori assassini. La sua base operativa è l’hotel No More Heroes, da cui parte per affrontare i suoi avversari.

La sua arma è una beam katana, vinta ad un’asta online. A chi non piacciono le beam katana? Reminiscenti della spada laser della Saga di Star Wars, quasi incantano con la loro luce, nascondendo la loro letalità. Un aspetto che viene però portato in primo piano non appena affrontiamo degli avversari: che sia tramite lunghe combo, oppure dopo un breve duello in cui due lame si scontrano, ridurre a zero la vita dell’avversario porta ad un’esecuzione che è un’esplosione di sangue ed urla. In No More Heroes, tutto è esagerato, e addirittura ogni kill può attivare una slot machine che dona a Travis speciali status.

Scorrerà a fiumi. L’interfaccia di gioco è

All’arsenale si aggiungono poi delle finisher in forma di mosse di wrestling: dopo aver stordito un avversario con una mossa corpo a corpo, possiamo afferrarlo, per causare ulteriori danni.

Nel gameplay, tutti questi elementi si uniscono in un modo che, giocato al giorno d’oggi, non convince appieno, complici anche controlli non sempre comodi, e una mappa da esplorare non troppo interessante. Tuttavia, a compensare c’è uno stile ed un elemento di fondo che è la sottile linea che unisce ogni segmento dell’opera: la follia.

Follia

Ad ogni sfida è in un luogo diverso. Che sia la stanza di una lussuosa villa, uno sgabuzzino, degli spogliatoi o un water sperduto nei boschi, Travis scarica la tensione prima di uno scontro in bagno. E, quando accade, noi giocatori abbiamo la possibilità di salvare. Dovrebbe bastare già questo per capire quale sia il tono del gioco, ma andiamo avanti.

Una piccola pausa, prima di riprendere…

Già il concept di un’associazione di assassini che si affrontano allegramente per scoprire chi sia il più forte dovrebbe far accendere più di una lampadina. No More Heroes è percorso da una forte vena di ironia e pazzia: si prende e ci prende costantemente per i fondelli, cosciente di se stesso. Questa peculiarità si manifesta anche nei boss che affrontiamo, sempre volutamente esagerati, caricaturali e a volte tragici, e soprattutto nello stesso Travis. Caciarone, mostra a volte una certa pietà, ma nella maggior parte del tempo si lascia trascinare da un fiume di violenza, lasciando infine la parola alla sua lama. Santa Destroy sembrerebbe il paradiso dei combattimenti, eppure perché, avanzando, assomiglia sempre più ad una gabbia dorata da cui è impossibile fuggire?

Travis Touchdown.

La storia del titolo è piena di diversi momenti totalmente randomici, e cliché, ma che grazie a rotture della quarta parete abbastanza frequenti, soprattutto verso la fine, non risultano troppo fuori posto. È la stessa Silvia Christel, che ha trascinato Travis in questo mondo, a ricordarci, prima di ogni scontro, quando lo umilia per (apparentemente) dargli la carica:

“Credi nella Forza, ed entra nel Giardino della follia”

Quest’energia così caotica proviene da Suda51, designer sui generis. Oltre alla saga di No More Heroes, ha lavorato a Lollipop Chainsaw, Killer is Dead e altri, e in ognuno di questi la sua mano è immediatamente riconoscibile. A colpire di No More Heroes sono le piccole idee, che non renderanno il gioco imperdibile o perfetto, ma gli donano un carattere unico.

Da Touchdown a Homerun è un attimo (?)

La regia è sopra le righe, con primi piani ben inseriti ed inquadrature d’effetto ed efficaci nelle scene d’azione, ancora ci sono veri e propri fermo immagine stilizzati per sottolineare alcuni cambi di scena: ogni aspetto esalta la pittoresca galleria di personaggi (dal design curato da Yusuke Kozaki).

Parlando di stranezze, per esempio, ad un certo punto, in un sogno Travis giocherà ad un titolo bullet hell impersonando un mech! Come curiosità, in un gioco successivo di Suda 51, Liberation Maiden (sviluppato assieme a Level-5), pubblicato nel 2012 su Nintendo 3DS, impersoneremo Shoko Ozora, impegnata a proteggere il Nuovo Giappone grazie al Kamui, una corazza dotata di numerose armi.

Artwork di Liberation Maiden.

Ancora, per chi non conoscesse Lollipop Chainsaw (2012), questo titolo hack & slash sulla falsariga di No More Heroes ha una protagonista eccentrica, la giovane Juliet, cheerleader e cacciatrice di zombie, armata di un’iconica motosega. Inutile dirlo, il titolo è una festa di nonsense e smembramenti di ogni genere.

Dunque, cosa resta alla fine di questa piccola panoramica del primo No More Heroes, e del suo creatore, Suda51? A mio avviso, il tempo non è stato clemente con alcune meccaniche del gioco, in primis la piccola mappa ad esplorazione libera (che fu eliminata nel secondo capitolo, che snellì molti aspetti). Inoltre, tra uno scontro ufficiale e l’altro per far avanzare la trama, occorrerà accumulare una certa somma di denaro, tra lavoretti onesti o “underground”, come li definisce il gioco, che prevedono assassinii, e con la somma che continua a crescere, il farming un po’ tedia, in questo frangente.

Tuttavia, pur nelle sue numerose imperfezioni, No More Heroes ha un fascino grezzo, ed è un titolo ideale per quando si desidera semplicemente lasciarsi trascinare dalla corrente senza troppi pensieri, con un’anima arcade ed uno stile peculiare. Per chi avrà la pazienza di sopportare i suoi punti deboli, c’è un Giardino della Follia che attende.

That’s all, folks!

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