Mass media e videogiochi: La Stampa e il fuorviante e irrispettoso titolo nel mezzo di una tragedia

Ci sono conflitti che sembrano non avere fine. Quello tra media informativi e videogiochi ne è probabilmente il caso più emblematico. Mentre il medium videoludico si appresta a divenire in diversi paesi esteri anche strumento didattico (uno degli ultimi casi riguarda This War of Mine, incluso nel programma didattico in Polonia per volere del primo ministro Mateusz Morawiecki), la stampa italiana si accinge a portare avanti, ancora nel 2020, campagne d’odio sorrette da tesi di natura socio-psicologiche ormai ampiamente smantellate dalla comunità scientifica.

Oggi pomeriggio, il giornale La Stampa ha pubblicato un articolo sulla morte di Gregory Guarnieri, un giovane studente 17enne appassionato di baseball. Un evento tragico, che segnerà per sempre la vita dei familiari e degli amici.
La morte, cito testualmente, “causata da una malattia congenita di carattere cardiovascolare”, è stata così comunicata dal noto giornale torinese:

Aprendo invece l’articolo la vicenda appare già più chiara, leggendo poi il testo all’interno.

Prima di proseguire nella lettura, è cosa buona e giusta menzionare alcuni (sconcertanti) dati. Secondo alcuni studi effettuati dalla Columbia University e il French National Istitute resi noti da Chicago Tribune il 59% degli utenti condivide articoli sui social media soffermandosi solo sul titolo (la fonte cliccando qui). Significa quindi che la maggior parte delle persone (6 su 10) costruisce il proprio giudizio e plasma la propria concezione della realtà sulla base di parole conteggiabili sulle dita delle mani di una persona, spesso non formulate chiaramente. La pratica del clickbait è facile, remunerativa e punta soprattutto sull’emotività dei potenziali lettori.
È probabile che molte delle persone che si sono imbattute nell’articolo del noto giornale torinese abbiano letto il primo titolo e abbiano associato la morte del povero giovane al medium videoludico. Ma è altrettanto vero che la maggior parte dei commenti sotto l’articolo ha criticato l’inadeguatezza di tale dettaglio e del mancato rispetto di fronte a una notizia di questo tipo.

Caso diverso riguarda il sito Prima Cuneo, dove la notizia viene riportata senza titoli fuorvianti:

Perché quindi menzionare il videogioco? Che correlazione logica ha all’interno del racconto di questo tragico evento? Anche se la tragedia è avvenuta di fronte a una sessione di gaming, il titolo sembrerebbe suggerire tutt’altro. Chi si soffermerà solo su di esso tenderà ad associare la causa della morte del giovane a un numero di ore anomalo passato davanti ai videogiochi, oppure a una lite avente come nucleo di riferimento sempre il medium videoludico.
Ma com’è possibile notare, non solo il videogioco non ha avuto alcun ruolo in questo tragico evento, ma nel titolo principale non viene nemmeno menzionata la diagnosi della malattia.
Un titolo vergognoso, irrispettoso, frutto di una retorica retrograda che ha accompagnato i videogiochi fin dalla loro nascita. Una narrazione tossica che trova ancora oggi in Italia terreno fertile grazie all’alta età media della sua popolazione, purtroppo in buona parte più scettica ad accettare certe idee di progresso, di arte e di comunicazione.
In un paese dove razzismo, populismo, sessismo, crimini d’odio e politici che praticano Hate Speech non solo persistono, ma vengono comunicati con toni sensazionalistici dagli stessi media informativi, questi hanno la fortuna di trovare ancora, alla fine del 2020, il perfetto capro espiatorio per le loro colpe.

Un aggiornamento

Successivamente, La Stampa ha modificato il titolo, specificando la presenza di un malore.

Noi membri di redazione di GameWriting ci teniamo a porgere le nostre più sincere condoglianze alla famiglia di Gregory Guarnieri.

(Ultimo aggiornamento dell’articolo: 30/12/2020, ore 20:24)

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