A ruota libera: il mio 2020 con i videogiochi.

Non riesco ad individuare un momento preciso in cui tutto è iniziato, nel flusso di ricordi, forse una cassetta 100 in 1 per Game Boy Color, un Super Mario o un picchiaduro per arcade, ma i videogame sono una costante nella mia vita, a partire dai sei anni circa. Posso ricollegare diversi momenti, tristi e felici, ad un titolo a cui stavo giocando. L’ultima sfida online con qualcuno che ci ha lasciato, una partita prima di un esame, la Playstation 3 acquistata con i soldi di un premio di un concorso. D’altronde, se non fossero una passione per me così forte, probabilmente non scriverei su questo sito, e mi dedicherei ad altro. Quello che segue è un po’ un diario, un po’ un resoconto, un po’ flusso di coscienza, senza preciso scopo, da qui il titolo “A ruota libera”: spero possa essere una lettura piacevole. Ripercorro il mio 2020 videoludico, con i titoli che personalmente mi hanno accompagnato.

Come se, giunto in una save room di un Resident Evil, decidessi di salvare i progressi tramite la macchina da scrivere, oppure mi stessi riposando su una panchina di Hollow Knight (al riguardo, una prima speranza per il 2021: mi auguro sia l’anno di Silksong).

L’inizio

Il 2020 era iniziato nei primi giorni di gennaio con notizie un po’ preoccupanti, la copertura su un certo virus era già cominciata, ma sembrava distante. Nel frattempo, videoludicamente parlando, un anno grandioso sembrava arrivare. E lo è stato, a conti fatti. La next gen, per la quale l’attesa tra reveal delle specifiche, lancio e preorder è stata spasmodica, The Last of Us Parte II, il nuovo Animal Crossing. Personalmente, avevo cominciato con Arknights, tower defense mobile, che mi aveva attirato per il design (e una martellante campagna pubblicitaria su Youtube), e mantenuto vivo l’interesse con un mix equilibrato di farming, storia e personaggi.

Sul fronte console, avevo cominciato l’immenso Red Dead Redemption II verso fine 2019, e mi ero ripromesso di continuarlo nel 2020. Ah, quasi dimenticavo il dlc Kingdom Hearts Re:Mind, uscito a fine gennaio: purtroppo, non mi ha entusiasmato, sebbene certe battaglie boss e le musiche fossero molto curate.

La nuova realtà

Marzo è arrivato e, con lui, il lockdown. Un termine con cui in un modo o nell’altro siamo dovuti scendere a patti. Il mondo ha dovuto fermarsi. Mentre una parte della popolazione ha continuato, tra precauzioni e sacrifici, a lavorare nei settori essenziali, permettendoci di andare avanti, molti di noi, a casa, avevamo improvvisamente molto, moltissimo tempo a disposizione. Come riempire questa nuova realtà? Nuovi e vecchi hobby, libri, film,  serie tv e videogiochi sono stati a mio avviso essenziali per poter andare avanti.

Per quanto mi riguarda, un titolo che mi ha tenuto occupato per lungo tempo è stato, a sorpresa, League of Legends. Non sono mai stato un giocatore dal ranking elevato, e tornare nella Landa dopo anni si è rivelato a tratti difficoltoso, tra flame e troll, ma dall’altro lato catartico.

Un game tirava l’altro, e negli occhi avevo l’obiettivo di una skin Prestige, per Senna. Ho perso il conto delle partite, ma è stato un bel passatempo. Come spesso accade, misteriosamente, una volta ottenuta l’ambita skin, attorno ad aprile, ho smesso di giocare. Alla prossima, League… so che ci sarà (c’è già stata, se contiamo la versione mobile, Wild Rift).

Wild Redemption (o, di come nel 2020 ho iniziato a sconfiggere il backlog)

Il lockdown è proseguito con due titoli open world immensi. Ricordate quel certo western di Rockstar che menzionavo? Accompagnatelo a The Legend of Zelda Breath of the Wild (finalmente recuperato ), e potrete immaginarmi disperso in questi due mondi, che mi catturano rispettivamente per una storia magnifica al crepuscolo del selvaggio West, e un gameplay ad Hyrule che permetteva sempre nuovi esperimenti. L’epopea di Arthur Morgan mi ha accompagnato fino a maggio, e ne ho parlato un po’ qui. Spesso con gli amici si scherzava “Ci è voluto il lockdown per farti recuperare il backlog”, ed è vero. Per il futuro, un mio proposito è giocare e finire i titoli accumulati negli anni, prima di inseguire le ultime novità, quando possibile.

Red Dead Redemption 2 Arthur

L’avventura prosegue con Animal Crossing. La sua uscita è stata quasi provvidenziale, permettendo di restare in contatto con conoscenti tramite il suo tenero universo (mentre cercavamo di annullare debiti con i procioni e far scoppiare dei palloncini che portavano uova). Tramite il Playstation Plus, ad aprile gioco al remake di Shadow of the Colossus, capolavoro per Playstation 2. Tornare ad esplorare immense valli con il cavallo Agro è stato fantastico.

Attorno a questo periodo inizia l’avventura per CineWriting come caporedattore della sezione Videogiochi: un sogno che si avvera, scrivere di questo medium per una testata, un piccolo desiderio sin da quando leggevo PSM, PS Mania e le altre riviste, anni fa.

Prime volte digitali

L’arrivo di Final Fantasy VII Remake sancisce una prima volta, per me: decido infatti di acquistarlo sul Playstation Store, digitalmente. Mai accaduto prima per un titolo in digitale al day one. Midgar è più bella che mai e, per quanto le scelte per la conclusione lascino assieme speranze e dubbi, non vedo l’ora di continuare quest’avventura, in futuro.

FINAL FANTASY VII REMAKE boss

Il 3DS viene riportato in auge in questo 2020 da un graditissimo regalo, il gioco di ruolo tattico Fire Emblem: Shadow Of Valentia: finalmente, ho avuto l’occasione per conoscere Alm, Celica ed altri personaggi incontrati di sfuggita in Fire Emblem Heroes. Twilight of the Gods, poi, è diventata una delle mie track preferite tra quelle create per un boss finale. Sul fronte Switch, What the Golf? è la sorpresa arcade che non ti aspetti, folle e piena di idee.

Blackout Tuesday

La fine di maggio, e giugno sono segnate da un terribile evento, che sconvolge l’opinione pubblica americana, e del mondo: l’uccisione dell’afroamericano George Floyd, per mano della polizia. Ne abbiamo parlato qui. Il mondo videoludico ne è influenzato: presentazioni che dovevano sostituire l’E3 vengono rimandate di alcuni giorni, con una frangia del pubblico che tristemente non comprende il motivo, e se la prende perché non potrà subito vedere le novità, invece di fermarsi a riflettere.

L’estate del 2020, tra Seattle e fiabe oscure.

The Last of Us Parte II, dopo rinvii, polemiche per il crunch, leak, arriva, e divide l’opinione pubblica. Ancora una volta, si vede come un uso scriteriato di Metacritic da parte dell’utenza possa portare ad assurdità, con gentaglia che leggendo la sinossi si è scagliata contro il gioco per la sua rappresentazione di minoranze. Personalmente, per quanto abbia alcune critiche per il suo ritmo e alcune scelte narrative, l’ho trovato un titolo molto forte, in grado di lasciare il vuoto dentro, una volta finito.

The Last of US Parte II Abby ed Ellie

SINoALICE ha occupato una discreta parte del mio mese di luglio. Artisticamente interessante (grazie soprattutto alle evocative musiche di Keiichi Okabe), con collaborazioni carine con NieR: Automata o Space Invaders (!). Purtroppo, la grande falla si è rivelata essere il gameplay.

Diversamente da altri titoli gacha, dove un Charizard o un Ike cambiano i team e l’approccio, qui una nuova arma aumenta le statistiche della classe che scegliamo, a volte ha altri effetti, ma finisce tutto qui. E alla lunga, anche la modalità Colosseo, un PVP interessante fatto di comunicazione, cure all’ultimo secondo, evocazioni strategiche, finisce per annoiare, dal momento che occorre affrontare quei venti minuti ogni giorno. Un altro recupero, stavolta dal 2017, è stato Horizon Zero Dawn, interrotto dall’arrivo di The Last of Us e proseguito a luglio: non ho esplorato a fondo la storia di Aloy, ma l’ho apprezzata, in particolare le meccaniche legate all’arco, e la costruzione della lore di gioco.

Tsushima e cartoon

Pur con gli allentamenti delle misure di sicurezza, le uscite si contano sulle dita di una mano. Ghost of Tsushima arriva come un uragano, amatissimo dai giocatori, meno dalla critica. Quando scrivo di questo titolo, penso alla meraviglia che mi ha gettato negli occhi, con i suoi panorami, e le cavalcate guidate dal vento. Probabilmente è il titolo su cui ho trascorso più tempo nella Modalità Foto.

Ghost of Tsushima

L’agosto del 2020 lo ricorderò come il mese di Cuphead: indie pazzesco, pieno d’amore, e in grado di farmi scoprire nuovi santi da invocare all’ennesima sconfitta. A fargli da contraltare, un titolo silenzioso e doloroso, l’elegiaco The Stillness of the Wind, che mi prende per mano per poi lasciarmi solo. Una piccola sorpresa è A Short Hike, brevissima e deliziosa avventura. Intanto, zitto zitto, Among Us conquista Twitch, e il mondo videoludico.

Il crepuscolo del 2020: arriva l’autunno.

Settembre vede la meteora Hades abbattersi sul mondo videoludico. Conoscevo l’avventura di Supergiant Games dal suo Early Access tramite Epic Game Store, ed è stato fantastico vedere questo piccolo, meraviglioso studio di sviluppo ricevere un plauso unanime. Artisticamente, la cura è la medesima di sempre, ma il vero salto di qualità è sul fronte del gameplay, che dà assuefazione. Hades è anche uno dei primi titoli per cui… registro un gameplay con commento audio (lo trovate sul canale Youtube di Cinewriting)! Non l’avevo mai fatto, è stato strano, bello e divertente. Sul fronte italiano, provo Until September, avventura grafica che completerò dopo un po’ di tempo, che si è rivelata particolarmente piacevole.

Hades

Ottobre comincia col botto con un titolo cinese di cui avevo sentito parlare da un’amica: Genshin Impact. Una cornice rpg open world contiene un titolo a tutti gli effetti gacha, ai cui ritmi occorre adattarsi, e avvicinarsi con attenzione per non rimanere scottati dalla componente d’azzardo. È probabilmente una delle sorprese del 2020, in grado di attirare numerosissimi giocatori, e ci sto ancora giocando oggi, complice la possibilità di scambiare opinioni con molti giocatori e giocatrici che lo affrontano.

Riesco anche a recuperare due titoli, Until Dawn e Dead Cells,  grazie al Playstation Now. Un servizio che spero di sfruttare di più in futuro, quando avrò una buona linea. Per un po’ la Switch è occupata dal roguelite Crown Trick, dallo stile adorabile. Il 31 ottobre lo trascorro con Little Hope, che rende omaggio al proprio nome, e si rivela, narrativamente, una delusione.

Benvenuta, next gen!

L’undicesimo mese parte all’insegna della follia con No More Heroes: dopo aver giocato anni fa al secondo, finalmente recupero su Switch il primo capitolo del mondo ideato da Suda 51. Non è invecchiato benissimo, ma è unico nel suo genere.

Nel frattempo vengono lanciate le nuove console: ho deciso di non cominciare subito con la next-gen, quindi osservo la situazione, ma complice la situazione pandemia, sorgono non pochi problemi. Personalmente, ho sempre dato preferenza a Sony, e probabilmente sceglierò Playstation 5, ma servizi come il Game Pass e la possibilità di recuperare tutti i titoli tramite retrocompatibilità mi hanno fatto interessare non poco all’universo di Xbox. Vedremo.

Austin Wintory riempie le ultime giornate di novembre con le sue musiche per The Pathless. Nei suoi panorami, il titolo mi ricorda diverse esperienze passate, tra Journey e Shadow of the Colossus, e mi ammalia con le sue esplorazioni silenziose e leggiadre, in punta di freccia, e scontri di purificazione dal ritmo serratissimo.

Le ultime pagine del “diario” del 2020…

Dicembre arriva, e con lui i premi dei Game Awards. Gioco ad Haven, purtroppo solo in single player, un’avventura che consiglio di provare in multiplayer. Scoppia il caso di Cyberpunk 2077, che osservo un po’ da lontano, non avendo recuperato il titolo, e sono sicuro ci accompagnerà per un po’. Spero che quest’occasione possa cambiare certi atteggiamenti dell’industria, e l’opinione pubblica nei confronti del crunch, tristemente “accettato” come una caratteristica necessaria. A proposito di Cyberpunk, credo che ormai nella cultura web la schermata gialla con scritta in nero d’ora in poi sarà associata a notizie negative.

Nel backlog che mi porto nel 2021, oltre a titoli riscattati su varie piattaforme, e custodie in attesa sullo scaffale, ci sono in corso Doom Eternal e 13 Sentinels: Aegis Rim.

Di solito si chiude una pagina di diario del genere con i buoni propositi per l’anno nuovo. Beh, per restare a tema… probabilmente, nel primo mese del 2021 quasi ogni mio attimo libero sarà dedicato alla tesi, che ha come argomento musica e sound design nei videogiochi. Per il resto, spero che l’esperienza con CineWriting possa portare ad ulteriori soddisfazioni, continuando a costruire un meraviglioso team di persone appassionate, e interessate ad informare e dare la propria visione su questo mondo!

In generale, per chiudere… il 2020 è stato un anno difficilissimo e delirante, ed essere arrivati fin qui è già un traguardo importante. Andiamo avanti, sempre. Premiamo il tasto Start per iniziare la nuova partita del 2021, cercando di ripartire.

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