Gorogoa. Finestre, incastri, meraviglia

Finestre

Ho recuperato il titolo di Jason Roberts su Nintendo Switch recentemente. Comincia da un riquadro, anzi, una finestra su un mondo. Molto presto, col nostro tocco, quella finestra si duplica, triplica, e possiamo far interagire gli elementi che abitano ognuno di questi spazi, metterli in connessione. Gorogoa è un titolo che fa della suddivisione dello sguardo la sua cifra stilistica, e lo fa trascendendo spazio e tempo. Prima di versare altre parole, credo che la soluzione migliore per aiutarvi a capire meglio sia mostrarvelo con una breve clip.

In un salto di realtà, spostando un pannello e con uno zoom, scenari in apparenza slegati vengono uniti da uno o più elementi simili, e scatta la magia.

Tutto comincia con un ragazzo, una creatura fantastica che sembra un drago, e delle sfere. La storia di Gorogoa non è raccontata in modo immediato, o tramite parole, resta sullo sfondo del gameplay, e si presta a varie interpretazioni. Quel che osserviamo attraverso più riquadri è il racconto di una vita, la narrazione di una ricerca, che può essere anche intesa come una metafora universale.

Nel mondo di Gorogoa, figure di un libro sfogliato o il motivo sulle ali di una falena potrebbero diventare un nuovo scenario da esplorare. Aree chiuse possono aprirsi, se i pannelli vengono invertiti, e creare una strada. Una sfera può viaggiare tra più scenari per avere un effetto decisivo. La realtà viene costantemente messa in discussione dal nostro tocco e riplasmata, mentre cerchiamo le sfere in quadri che prendono vita. L’autore afferma in un articolo di Venture Beat che l’aspetto artistico era essenziale nella sua visione per l’opera.

La struttura di Gorogoa

Dal punto di vista prettamente ludico l’idea alla base del gioco, spiegata senza parole da un tutorial conciso, viene trasfigurata in varie forme, prevedendo anche momenti in cui occorre tempismo per spostare i pannelli mentre avvengono azioni a schermo. Capitano situazioni in cui la soluzione sembra lontanissima, ma basta un tocco nel punto giusto per svelare un elemento ancora non analizzato, o svelare un nuovo paesaggio. A volte a mostrarci come due scenari possano essere collegati sono delle forme incomplete da riunire spostando i pannelli, spazi vuoti a cui dare un nuovo senso.

Quando si raggiunge finalmente il cuore di un enigma e lo si risolve, la soddisfazione è immensa, e ci si lascia trasportare dalle brevi sequenze animate mentre si ripercorre il puzzle appena superato.

Uno dei puzzle che più mi hanno colpito vedeva il ragazzo studiare in una stanza, impegnato nella sua ricerca. Una lampada spenta andava illuminata, e per farlo occorreva “raggiungere” attraverso i pannelli una stella. Quel che offre Gorogoa è come un montaggio alternato di scene che andranno a convergere anche solo per un elemento, che sarà la porta per ulteriori spazi e stanze.

Mi rendo conto che descriverlo a parole non rende giustizia a quel che si osserva giocando, ovvero pura meraviglia nell’unire spazi e tempi separati, far muovere ingranaggi e creare ponti, all’inseguimento di una chimera. È un’esperienza breve, coraggiosa, e che non si dimentica, che vi consiglio di provare, se potete e questo articolo vi ha intrigato un po’.

Gorogoa è un ammaliante viaggio onirico, un treno da cui si scende attoniti e con lo stupore negli occhi per la genialità dei suoi enigmi.

Qui il sito ufficiale di Gorogoa. Per ulteriori approfondimenti, recensioni e articoli, ecco la pagina principale di CineWriting! Seguiteci sui social

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