Il LudoNarraCon, convention dedicata ai giochi indie narrativi creata da Steam, è tornata quest’anno con numerose e demo interessanti. La convention, ovviamente ripensata in una versione digitale e Covid-Friendly, è riuscita a rendersi interessante date le personalità di spicco del mondo dello sviluppo dei videogiochi che vi hanno partecipato e soprattutto agli interessantissimi giochi presentati.

Abbiamo deciso di sceglierne 5 a caso, come se stessimo rimestando nel magico cestone scontato dell’Euronics, e di provarli senza troppi pensieri o giudizi. Il LudoNarraCon si è dimostrato una bellissima sorpresa, una vetrina capace di dare spazio a titoli veramente singolari ed interessanti che in questo periodo, data la mancanza di convention fisiche, rischiano ancora più del solito di non emergere. Seguiteci allora in questo viaggio di 5 tappe del LudoNarraCon 2021!

P.S. Se fosti interessati all’evento e desiderate supportarlo, ricordatevi di acquistare il Supporter Pack, pacchetto digitale contenente soundtrack, wallpaper ed un intero gioco rilasciato esclusivamente per l’evento!

The Longest road on Earth

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In questo gioco non c’è quasi nulla. Si premono due tasti in croce, ci si muove lentamente, non c’è nessuna meccanica, è difficile addirittura dire di che genere possa far parte. The Longest road on Earth non è neanche un videogioco, forse. The Longest road on Earth però ha cuore. Lo si capisce subito dalla splendida musica, dal fatto di essere un progetto con pochissimo appeal commerciale, dal fatto di essere più un’esperienza che un gioco vero e proprio. Seguiamo 4 personaggi, conosciamo le loro storie, e diveniamo spettatori di una sorta di videoclip musicale interattivo in pixel art.

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La musica, dalle tonalità indie-country, è semplicemente splendida, si rende capace di esaltare le scene di gioco e ad elevarle a qualcosa di più. Non so dirvi se questo gioco riuscirà con la sua narrazione ad intrattenere ed emozionare, ma indubbiamente, provando anche solo questa breve e lenta, diamine lentissima, demo si percepisce l’amore che c’è dietro. E’ bellissimo che il panorama dei videogiochi possa ospitare anche esperimenti del genere: sicuramente un’avventura non per tutti ma che sembra capace di emozionare e raccontare una storia interessante. In bocca al lupo a The Longest road on Earth!

MindScanners

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MindScanners è proprio figo, qui non ho quasi nulla da ridire. Ci troviamo infatti di fronte ad una sorta di Papers, Please con uno psicologo cyberpunk al posto dell’agente di frontiera. Nel gioco interpretiamo un MindScanner, operatore equipaggiato con attrezzatura capace di indagare la sanità mentale delle persone, che lavora per una oscura organizzazione, stessa oscura organizzazione che ha rapito nostra figlia. Allo scopo di poter rincontrare la piccola dovremo lavorare per l’agenzia e salire di grado scalando così la gerarchia sociale.

Il nostro lavoro consiste nel monitorare lo stato mentale dei cittadini, curarli e dichiararli sani o infermi. Ognuna di queste operazioni ci frutterà un piccolo gruzzolo di Kopak (moneta locale) e ogni volta che qualcosa andrà storta ci verranno invece decurtati dei soldi dal nostro stipendio. Sembrerebbe molto plausibile che ogni nostra azione possa avere impatti secondari e ritorcersi contro di noi. Entrando un po’ più nello specifico nel gioco eseguiremo tramite la nostra plancia di controllo diverse azioni: parleremo coi nostri pazienti cercando di estrapolarne dati importanti, scopriremo le loro patologie e poi effettueremo diversi mini-game per aiutarli.

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MindScanners è uno di quei giochi che esplora le sfumature di grigio della società umana. Dovremo ad ogni scelta decidere se fare la cosa giusta o pensare al nostro rendiconto personale, avere il coraggio o voltarci dall’altra parte e fare finta di niente. Un titolo profondo e estremamente intrigante tanto per la sua natura sociale quanto per l’affascinante ambientazione distopica. MindScanners mi è parso un progetto interessantissimo, capace di catturare probabilmente solo un pubblico molto specifico, ma con le carte in regola per diventare un nuovo fenomeno Indie. Assolutamente una delle più belle sorprese del LudoNarraCon.

Minute of the Islands

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Minute of Islands è un puzzle adventure 2D in cui interpreteremo la piccola Mo alla ricerca della causa che sta distruggendo il suo stranissimo mondo. Il gioco è un racconto allegorico che vuole parlare delle patologie mentali e di tematiche complesse raccontando la storia di una piccola avventuriera in un mondo misterioso e pieno di insidie.

La cosa che mi è piaciuta maggiormente del titolo è di certo la direzione artistica. Disegni che mi hanno ricordato Adventure Time incontrano soggetti cruenti, creature mostruose e in generale ambienti e animali “malati” colpiti da un morbo inarrestabile. Il gioco ha uno stile che colpisce subito lo spettatore e presenta probabilmente una componente ludica meno di impatto ma comunque presente e salda. Nel gioco dovremo infatti esplorare le varie ambientazioni e risolvere diversi semplici puzzle per raggiungere i vari punti di interesse. Nulla di estremamente sorprendente riguardo al gameplay emerge nelle prime fasi di gioco ma sicuramente il titolo non mostra tutte le sue carte durante la breve demo che abbiamo provato.

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Minute of Islands percorre la strada già solcata da titoli come Gris o Celeste, esplorare una tematica complessa in un modo alternativo usando un approccio estetico molto interessante e affascinante. La storia di Mo riesce infatti ad intrigare il giocatore fin dai primi minuti di gioco e non vediamo l’ora di esplorare il suo vasto e terrificante mondo.

Tunic

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Tunic è un Adventure 3D con visuale isometrica che fa l’occhiolino ai grandi classici del genere. Interpreteremo una volpe antropomorfa che dovrà esplorare un’isola e farsi strada alla ricerca di equipaggiamento e pozioni. Ogni oggetto ritrovato permette di esplorare nuove aree e di avere delle nuove abilità da sfruttare in combattimento. Anche la direzione artistica è molto carina: vengono miscelati sapientemente modelli 3D low-poly a un sistema di illuminazione realistico. In questo modo, e anche grazie alle musiche di sottofondo, si crea un’atmosfera chill, rilassante e sognante molto piacevole e in grado di immergere il giocatore. Nella demo si muovono i primi passi dell’avventura senza alcun riferimento narrativo. Ci aggiriamo per la foresta, esploriamo i dungeon e affrontiamo i nemici con un sistema di combattimento basilare ma efficace. Se siete fan dei Zelda e delle sue atmosfere dateci un occhio, vi sentirete subito a casa.

Chicory A Colorful Tale

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Chicory a Colorful Tale potrebbe essere uno dei prossimi cult indie. In pratica ci troviamo davanti ad un gioco 2D con visuale isometrica dove interpretiamo un cagnolino antropomorfo equipaggiato con un’arma piuttosto interessante: un pennello magico. Il pennello, che comanderemo con il mouse, ci permette infatti di colorare l’ambiente di gioco, i personaggi che incontreremo , i nemici: praticamente ogni cosa.

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Ovvio che ogni oggetto risponderà in modo diverso alla nostra pittura e questo ci permetterà di interagire con gli oggetti di gioco per superare ostacoli e proseguire nel gioco. Chicory mi è apparso subito come un’idea eccellente capace di elevare un concept visto altre volte a qualcosa di nuovo. La sua narrazione fiabesca, allegra e scanzonata alternata all’arrivo di un terrificante mostro mi ha convinto e appena ho finito la demo avrei voluto lanciarmi istantaneamente nell’avventura completa. Chicory a Colorful Tale presenta meccaniche di gameplay estremamente interessanti e che trovano pochissimo spazio nella demo. Tenete d’occhio questo titolo, non ve ne pentirete.

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Questo era tutto per il LudoNarraCon 2021! Come vi sono sembrati questi titoli? E voi avete provato qualche altro gioco della convention? Noi sì! Ve ne parliamo qui. Continuate a navigare su CineWriting per ulteriori articoli e recensioni, e seguite @CineWriting sui social per ricevere ogni aggiornamento!

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