Ori and the Will of the Wisps: di vita, gentilezza e circoli.

Recentemente, ho vissuto la duologia di Ori, formata da Ori and the Blind Forest e Ori and the Will of the Wisps, tramite la collezione su Nintendo Switch. Nel giocare questi due titoli, ho pensato potesse essere interessante parlare di un tema della serie, ovvero l’analisi sulla vita, la natura, e il ciclo di cui tutti facciamo parte. (“Uno è tutto e tutto è uno“, direbbe un certo alchimista).

Avvertenza: in quest’analisi, affronterò spoiler del primo Ori sin dal prossimo paragrafo, in seguito parlerò di avvenimenti dell’inizio del secondo capitolo, e avvertirò di spoiler del finale prima dell’ultimo paragrafo. Fatte queste premesse, possiamo procedere. Buona lettura!

Una giostra che va

Ori and the Blind Forest si apre su una separazione: Ori, inizialmente una delle foglie dell’albero dello Spirito di Nibel, viene perduto, e ritrovato da Naru. Questo avvenimento scatenerà una serie di eventi che porteranno alla tragedia della foresta, che inizierà a decadere dopo l’attacco di Kuro, gufa colpevole di aver trafugato la luce dell’albero, gettando nel caos l’intero ecosistema. Tuttavia, questo assalto non è immotivato: la possente volatile era infatti mossa da vendetta, poiché la luce dell’albero, che ricercava il perduto Ori per tutta la landa, ha finito per ferire a morte tre suoi cuccioli di gufo. Le vie del destino sono infinite, e si avvinghiano in una sorta di ruota che continua a girare.

La vita progressivamente abbandona ogni cosa, visto che la luce perduta apre la strada al Decadimento, una forza mortifera, e col suo ultimo respiro Ori risveglia l’albero dello Spirito, per poi rinascere nella luce con una missione: riportare l’equilibrio e dare nuova linfa agli elementi di Nibel.

Non dimenticherò mai il momento in cui ho ripristinato l’elemento dell’acqua, con l’achievement “Run for your life” sbloccato. Mi è occorso qualche secondo per capire che, in questo mondo, il risveglio degli elementi non è qualcosa di idilliaco, anzi, ha una natura quasi catastrofica, e dovevo scappare, nel momento in cui queste forze si riappropriano del proprio spazio usurpato. Un messaggio che potremmo definire quasi ecologico, forse.

La conclusione di Ori and the Blind Forest è una dichiarazione d’intenti sul voler rappresentare la ciclicità della vita. Dopo aver riportato l’equilibrio un uovo di gufo, difeso strenuamente dalla madre Kuro, che da avversaria principale ha infine deciso di aiutare Ori, attende di schiudersi. Ori e la sua famiglia adottiva decidono di prendersene cura.

Un battito d’ali, qualcosa che resta – Ori and the Will of the Wisps

Da qui comincia proprio Will of the Wisps, che ci introduce a Ku, e un elemento che ho adorato che rinforza il tema della ciclicità è nell’utilizzo dello strumento della piuma di Kuro, presente dal primo capitolo, che permette ad Ori di planare, come mezzo per aiutare Ku a volare, visto che ha un’ala non pienamente formata. La gioia di esplorare li porterà in una nuova area, Niwen…

Nel mondo di Ori, la rappresentazione della natura è importantissima: le abilità di Ori vengono assorbite da alberi ancestrali, una volta spiriti come lui, una memoria antica che sotterraneamente scorre, e fluisce ora attraverso il suo corpo. Nulla viene perduto, la forza di chi lo ha preceduto continua ad assumere nuove forme, e lo sostiene nel suo viaggio.

Il viaggio di un seme

In particolare nel secondo capitolo, ho apprezzato la volontà di mostrare la crescita del villaggio delle radure della Sorgente, rendendo l’attività secondaria della sua ricostruzione un elemento cardine. La missione che secondo me nello specifico lascia trasparire il messaggio di cui voglio parlare è relativa all’NPC Tuley, un giardiniere qui rifugiatosi dalla vetta di Baur. Esplorando, troveremo sei semi nel mondo di gioco, che potremo consegnargli per piantarli.

In un caso specifico, troveremo un seme dopo una piccola quest: un altro personaggio, Kii, nei Boschi Silenziosi, quando ci vedrà accuserà Ori e la sua specie di aver abbandonato Niwen quando più c’era bisogno di loro, portando al diffondersi del Decadimento. Un ramo dell’ultimo albero, che ci chiederà di far analizzare a Tuley, ci mostrerà che non c’è più nulla da fare per quella specifica pianta. Tuttavia, Kii ci affida poi un seme, che una volta piantato fiorirà nel villaggio, e anche lui si sposterà, desideroso di assistere alla nascita di un nuovo albero.

La metafora del seme del futuro, presente in diverse opere, è importante nel messaggio finale di Will of the Wisps, e infine di tutta la saga. Ne parlerò nell’ultimo paragrafo.

Gentilezza e speranza in Ori

Sebbene Will of the Wisps introduca un battle system stratificato rispetto al primo Ori, mi è sembrato che la violenza sia un elemento secondario, a livello puramente tematico. Intendiamoci, Ori mena come un fabbro (soprattutto nella mia run, il martello era l’arma d’elezione, apprezzo gli equipaggiamenti pesanti, mi era successo già in Ender Lilies), tuttavia… almeno nelle sequenze narrative, Ori non uccide.

La gentilezza è uno dei valori che portano prima Naru a prendersi cura di Ori, e successivamente quest’ultimo ad aiutare Gumo, nonostante inizialmente fosse un suo avversario mentre cercava di ripristinare gli elementi. E sarà Gumo a riportare indietro proprio Naru, fondamentale per il ravvedimento finale di Kuro nella conclusione di The Blind Forest.

Si forma così una catena virtuosa, di cui vediamo effetti ancora più evidenti in Will of the Wisps, dove piccole subquest come quella appena descritta consentono di esplorare meglio l’effetto che le azioni di Ori hanno sugli altri, e il suo rapporto con le genti di Niwen, prima straniere, a cui si legherà sempre di più.

Grom è il Gorlek che aiuterà Ori a costruire varie strutture.

La soluzione da lui ricercata è spesso pacifica, o almeno non violenta, con sequenze in cui tenta di fuggire da minacce troppo grandi, o evitarle. Questo secondo me si riconnette al tema principale della vita e del suo rispetto.

Ed ora, veniamo al paragrafo finale, che riconnette ogni punto seminato in quest’analisi: se non avete giocato Will of the Wisps, vi consiglio di farlo se volete godervi senza ulteriori informazioni la storia, perché mi addentrerò necessariamente nel territorio degli spoiler. Siamo giunti alla chiusura del cerchio. SPOILER dopo la prossima immagine.

Una landa completamente spoglia… è forse questo il destino di Niwen?

La fine del viaggio di Ori – SPOILER

Il Salice, che ha sostenuto la luce di Niwen per lungo tempo, prima che questa si infrangesse, è ormai secco, spezzato, incapace di essere nuovamente il suo contenitore: questa verità colpisce come un macigno, assieme alla consapevolezza che per Ori è fondamentale compiere una scelta, e un passo definitivo, se desidera salvare queste terre. Credo non sia da sottovalutare in questo sia la volontà di difendere la propria famiglia, che, come chiesto da Kwolok col suo ultimo respiro, di proteggere il popolo dei Moki come egli stesso aveva fatto. La dipartita del rospo protettore è un evento che dà un tono diverso al resto del viaggio di Ori, e penso serva a dare ulteriore determinazione alla sua scelta finale.

Quel che aspetta Ori è una trasformazione, diventare un nuovo albero per essere il guardiano di Niwen. Si tratta di un finale dolceamaro, perché non c’è per Ori la possibilità di salutare i suoi cari. Attraversato il confine verso la sua nuova esistenza, al suo posto spunta un germoglio. La luce di Seir brillerà nuovamente.

Nei titoli di coda vengono mostrati tramite artwork piccoli sprazzi della vita dopo questa scelta, con Ku ormai cresciuta, e la famiglia di Ori. Il tempo scorre inesorabile, con l’enorme albero che veglia su Niwen, e le vite che si sono susseguite… andate, ma non perdute. Perché tutto si trasforma, e fa parte di un unico enorme ecosistema, in tutto è intrecciato. Un giorno anche l’albero che un tempo si chiamava Ori andrà incontro ad una fine, ma non tutto sarà perduto. Ce lo insegnava anche un certo dottor Malcolm, no? La vita troverà una strada.

Qui il sito ufficiale di Ori and the Will of the Wisps. Volete leggere altri articoli? Continuate a navigare in CineWriting!

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