Chicory: A Colorful Tale

Available Platforms
Release Date

15 dicembre 2021 (Nintendo Switch) - 10 giugno 2021 (PC, PS5, PS4)

Developer

Greg Lobanov, Alexis Dean-Jones, Lena Raine, Madeline Berger, A Shell in the Pit

Publisher

Finji

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Un gioco d'avventura top-down in un mondo ricco di personaggi vivaci, come un libro da colorare. Usa i tuoi poteri di pittura per esplorare, risolvere enigmi, fare amicizie, e disegnare dove vuoi! (Descrizione Steam)

 

Hai mai bramato il potere? Vorresti avere uno strumento in grado di plasmare il mondo? Un guanto dalle capacità infinite, da attivare con uno schiocco di dita? E se Picnic, piccola provincia in cui si ambienta Chicory: A Colorful Tale ti proponesse… un pennello? Avresti la stoffa per ricoprire il ruolo di Pittorə? In questo mondo originariamente in bianco e nero di animali antropomorfi, dai deliziosi nomi ispirati ai cibi più disparati, la responsabilità dei colori ricade su un’unica persona, insignita di questo titolo. Una tradizione che si perde nel tempo, come altre, e immutabile.

Piccola nota: per parlare con precisione di questo gioco andrò a toccarne alcune parti e meccaniche che forse preferiresti scoprire per conto tuo. Se vuoi un velocissimo giudizio, salta alla sezione del Commento finale. La mia prova è basata sulla versione Nintendo Switch, pubblicata il 15 dicembre 2021.

 

Chicory a Colorful Tale

 

Chi vuol essere Pittorə?

A proposito di immutabilità, vorrei parlare subito di un punto importante relativo all’adattamento italiano. Una delle prime domande che ci pone Chicory riguarda il modo in cui vogliamo che chi incontrerà si rivolga all’avatar: usando il maschile, il femminile o il neutro. In questo ultimo caso, si sfrutta lo schwa (ə). Questo segno, che in alcuni contesti e sui social porta spesso ad alzate di scudi, lamentele e fiamme, non porta alla distruzione dell’italiano come qualcuno potrebbe pensare, ma rappresenta semplicemente una proposta per rendere più inclusiva la lingua.

Come il mondo di Picnic si trasforma al passare del pennello, così la lingua può essere mutevole, rispecchiare la società, e dipende dalla comunità di parlanti. Secondo me, è prezioso se un tema del genere viene affrontato e con mente aperta, senza sentirsi attaccati. Se volete approfondire questo aspetto, vi lascio un’intervista alla sociolinguista Vera Gheno su MicroMega, e invito alla lettura del suo libro Femminili Singolari, per potervi informare maggiormente sulla questione, e arricchire il vostro bagaglio sull’argomento. Ancora, consiglio questo ottimo articolo su IGN Italia.

 

 

Il peso di un pennello

Cosa comporta avere la responsabilità dei colori di un mondo? Sopportare quel peso può essere qualcosa a cui gli altri non badano, intenti a chiedere favori, facendo affidamento su chi ha il ruolo di Pittorə, senza preoccuparsi che dall’altro lato ci sia una persona comune chiamata a compiere azioni straordinarie. Basta una pennellata, ed ecco un nuovo logo per la panineria. Ma quanto costa quel compito? Non tutto può sempre funzionare. Magari si sorride, perché sembra la via più breve, e si passa al successivo incarico senza fermarsi, accumulando qualcosa dentro, un marciume di non detto e sentimenti repressi con forza che non può non farsi sentire, prima o poi.

 

 

Chicory a colorful incarico
Chicory è ricco di frasi come questa, che non ho mai trovato stucchevoli, per il modo in cui sono inserite naturalmente nei dialoghi.

 

 

In questo ruolo ci ritroviamo quasi per caso, con tutte le conseguenze che ne derivano, e una minaccia misteriosa che ha prosciugato ogni cosa delle sue tinte. A noi il compito di indagare, andando a fondo. Qui entra in gioco la meccanica principale, ovvero il pennello. Per lungo tempo ero tentato dall’acquisto di Chicory durante l’anno, ma l’annuncio con pubblicazione a sorpresa per Nintendo Switch il 15 dicembre mi ha convinto a compiere il passo con decisione, vista la presenza del touchscreen sulla console ibrida di Nintendo.

E, personalmente, quanto mi sono divertito con questa funzione “”inutile“” (tra mille virgolette, perché è il cuore del gioco). Sì, l’interazione con puzzle e vari elementi passa attraverso l’uso della tavolozza che ci viene data ad ogni schermata (di quattro colori), ma sarà una nostra scelta dare a Picnic un’identità visiva. Vogliamo che gli alberi da frutto siano giallo ocra? Benissimo. Un fiume viola, per gradire? Il mondo di gioco ha uno stile preciso e che funziona benissimo, ma nell’ideale e tacito patto con il team di Greg Lobanov a noi viene affidata parte della supervisione artistica. Una bella responsabilità, non trovate?

 

 

 

Guardare indietro, prima di andare avanti

Può sembrare un minuscolo dettaglio, ma giunto ai titoli di coda volgere lo sguardo alla mia Picnic attraverso la mappa è stato emozionante. Inizialmente, mi muovevo per il mondo dipingendo qualche albero, timidamente, senza troppa convinzione. Più avanti, nel mio “percorso artistico” si nota una certa anarchia, con alcune aree piene di strisce di pittura, oppure uno sticker personalizzato per indicare dove fossero i gatti smarriti (un tipo di collezionabile che accompagna per tutta l’avventura), addirittura qualche parola annotata sul suolo. “Pasticciare” con i colori è reso ancora più gradevole e fisico da un azzeccato sound design (e, parlando di colonna sonora, abbiamo qui la pregevole mano di Lena Raine, che potreste aver ascoltato su Celeste).

Lo speciale sticker secchiello mi ha permesso di riempire di colore le aree, per poi dedicarmi ai dettagli. La libertà concessa non è infinita, anzi magari avere più colori sarebbe stato fantastico, ma con la giusta disposizione d’animo è questione di un attimo perdersi nelle vie del pennello. Strumento con cui, progredendo nella storia, entreremo sempre più in simbiosi, sbloccando speciali abilità di movimento che farebbero invidia agli Inklings di Splatoon, e che consentono di esplorare nuove aree, e scoprire vie inedite nelle vecchie, per una piacevolissima spruzzata di metroidvania.

 

I puzzle sono l’elemento chiave per avanzare nel mondo di gioco. Che si tratti di sfruttare oggetti nell’ambiente o decodificare particolari sequenze, sono tra le attività principali.

 

 

I colori dell’anima

Tra le varie attività a volte ci verrà chiesto di dipingere figure. Cosa riverseremo sulla tela digitale, nel riprodurre un’opera, oppure creando un ritratto? Qualcuno magari tirerà una semplice linea senza pensarci e andrà avanti: è una scelta possibile. O magari quella linea avrà un significato, nascendo da una riflessione, e la richiesta di un disegno ci porterà a ragionare anche per minuti sul valore che diamo al nostro tratto e quel che vogliamo comunicare. E a chi vogliamo comunicarlo. Gli abitanti di Picnic sono un gruppo di pixel a cui è facile affezionarsi, e questo vale in particolare per Cicoria, figura chiave dell’0pera, che in più occasioni ho desiderato poter abbracciare, attraversando lo schermo.

Quel che personalmente ho adorato di Chicory è l’apparente semplicità con cui si approccia a noi, in grado però di offrire una profondità inaspettata nelle tematiche, lasciandoci a rimuginare davanti allo schermo dopo un intenso scambio di parole, o l’aprirsi di un NPC a noi. Sia chiaro che non ci troviamo con rappresentazioni che pretendono di rispecchiare in toto dinamiche della realtà, e ci mancherebbe, ma a mio avviso funzionano egregiamente nell’universo di gioco creato.

 

 

Cicoria Chicory
Cos’è il guizzo? Cosa ci spinge?

 

 

 

 

 

Almeno, proverò

In Chicory non esiste un vero e proprio livello di sfida: a volte possono servire azioni più precise col pennello, e l’unica vera eccezione sono scontri che rappresentano il climax emotivo dei vari capitoli, che a mio avviso sfruttano in modo molto intelligente i colori, o la loro assenza. Piccola avvertenza: nel momento in cui scrivo dei fastidiosi crash in occasione di due particolari battaglie minano leggermente l’esperienza di gioco su Switch. Nulla di irreparabile, ma credo sia doveroso indicarlo.

Un’altra idea piacevolissima è l’inserimento di un sistema di aiuti che consiste… nel chiamare a casa, attraverso apposite cabine telefoniche. La famiglia dell’avatar diventa grazie a questa meccanica una presenza costante, un piccolo rifugio a cui chieder consiglio. Da segnalare diverse opzioni per l’accessibilità, in modo da rendere l’esperienza alla portata di qualsiasi tipo di pubblico.

E qui apro una parentesi per me importante, perché a mio avviso Chicory è un gioco potenzialmente capace di far breccia nei cuori di molti, col suo peculiare mix di gameplay, temi, stile. Un’opera che, come Journey, Gris, Florence e A Short Hike, mi sento di consigliare a chiunque, e che può anche rappresentare una splendida introduzione al mondo dei videogiochi per una persona che vi sta a cuore.

 

 

 

 

Commento finale

Come suggerisce il nome, Chicory: A Colorful Tale è un’avventura che danza su una tavolozza di emozioni dalle più diverse sfumature, senza timore di sondare alcuni abissi nascosti dell’anima, i dubbi, quelle tinte di cui ci vergogniamo e che non vorremmo mai lasciar trapelare all’esterno e tentiamo di nascondere, soffrendo. Ad enigmi e puzzle che si lasciano risolvere piacevolmente si accompagna costantemente lo strumento del pennello, che su Nintendo Switch è meraviglioso muovere col proprio tocco, lasciando la propria personalissima impronta sul mondo di Picnic. Con una leggerezza e rispetto incredibili, coniugando spensieratezza e profondità, questa favola arriva a parlarci dell’importanza di accettarsi, comunicare con gli altri, e far udire la propria voce. Starà a noi sceglierne il colore.

 

 

Qui la pagina Steam di Chicory: A Colorful TaleClicca qui per leggere altri articoli!   Vuoi leggere pareri diversi su Chicory? A portata di click le recensioni dei siti ilovevgTom’s Hardware, Kotaku.

Recensione a cura di Marcello Cascio.

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8.5

Ottimo

Pros

  • Il pennello scivola con maestria sul touchscreen di Nintendo Switch, in modalità portatile.
  • Un mondo da colorare (quasi) a proprio piacimento.
  • Cattura con dialoghi e confronti profondi e ben scritti.

Cons

  • Alcuni fastidiosi crash in punti specifici.