Ghost of Tsushima

Ghost of Tsushima

Disponibile per
Data di uscita

17 luglio 2020

Team di sviluppo

Sucker Punch Productions

Publisher

Sony

Offerte
Alla fine del XIII secolo, l'impero mongolo ha distrutto intere nazioni durante la propria campagna di conquista dell'Oriente. L'Isola di Tsushima è l'ultimo baluardo rimasto tra il Giappone continentale e l'invasione di un'enorme flotta mongola condotta dallo spietato e scaltro generale Khotun Khan. Mentre l'isola è in preda all'inferno di fuoco scatenato dalla prima ondata dell'assalto dei Mongoli, il guerriero samurai Jin Sakai si erge come uno degli ultimi sopravvissuti del suo clan. È deciso a fare tutto il possibile per proteggere il suo popolo e riprendersi la sua terra natale, costi quel che costi. Deve abbandonare gli insegnamenti tradizionali che lo hanno forgiato come guerriero per intraprendere una nuova strada, il percorso del Fantasma, e affrontare una guerra non convenzionale per la libertà di Tsushima.

Le foglie d’acero sussultano alla brezza. Due guerrieri si osservano, con il sole che tramonta all’orizzonte. Con un gesto che ha il sapore antico di un rituale, uno dei due si concentra. Porta la mano al fodero della spada, e dopo qualche istante la fa scattare, liberandola.  Quell’uomo è Jin Sakai. E il suo racconto è  Ghost of Tsushima. Il duello ha inizio.

 

La via del samurai.

Siamo nel tredicesimo secolo, sull’isola di Tsushima. L’invasione mongola è cominciata da poco, e in questo contesto muoviamo Jin, samurai scampato quasi miracolosamente alla morte; suo zio, lord Shimura, jito di questa terra, è stato imprigionato dallo spietato Khotun Khan. La spada di Jin desidera portare giustizia, ma avrà bisogno di alleati per ottenere la pace. Qui prende piede il suo viaggio, tra duelli, ronin, intrighi, sangue, onore e… bellezza. La sua missione è salvare gli abitanti superstiti, infondendo coraggio nei loro cuori. Ghost of Tsushima è un gioco open world, strutturato su missioni principali e numerose secondarie, e libere peregrinazioni a cavallo.

Ghost of Tsushima Forest

In alcuni frangenti, con le dovute differenze di approccio, il feeling dell’esplorazione mi ha ricordato The Legend of Zelda: Wind Waker, classico Nintendo. Probabilmente l’aspetto condiviso dai due titoli più evidente  è il vento come elemento di gameplay, che spingeva in quel caso la nave dell’eroe dalla tunica verde, mentre qui diventa guida verso gli obiettivi sulla mappa. Questa forza della natura ci accompagna per tutta l’avventura, come una sorta di alleato. Tuttavia, credo che un altro possibile punto in comune sia la cura per l’aspetto visivo: Ghost of Tsushima è uno dei titoli più belli da osservare tra quelli che ho provato negli ultimi anni. Non parlo nello specifico di potenza tecnica, per cui esistono esponenti di maggior spicco, ma di stile, colori, composizione del mondo di gioco. Per fare un esempio pratico, durante una quest mi sono ritrovato presso la Pace di Tadayori. Questo luogo è una pianura circondata da colline, caratterizzata dalla presenza di crisantemi viola visibili anche da lontano.

Già scrivendo, ripenso alla meraviglia nell’osservarne il paesaggio, in cui spesso sono ritornato, senza che perdesse mai fascino. Le arene dei duelli più intensi sono poi un tripudio di colori e atmosfera, estrapolati di peso dalla filmografia di registi come Akira Kurosawa (cui è dedicata uno speciale filtro in bianco e nero con cui giocare l’avventura). Il gioco cede il passo solo negli ambienti interni, e in alcuni modelli dei personaggi, meno ispirati rispetto al resto, per me ottimo.

 

 

 

L’isola di Tsushima

L’opera offre il suo meglio nell’esplorazione dell’isola, nello stupore che può regalare voltarsi e vedere una distesa di fiori che viene dolcemente cullata dal vento. Quello stesso vento che guida Jin nel suo viaggio. Ghost of Tsushima è completamente immerso nella natura, perennemente vivo, tra nuvole, pioggia, volpi, uccelli da seguire. Un movimento che trova attimi di pausa, quando ad esempio si trovano delle terme in cui riposare, oppure un luogo dove scrivere un haiku. Sono anche presenti gesti del tutto opzionali, potremmo dire quasi non necessari come l’inchino, o suonare il flauto (per cui esistono più melodie), ma che aggiungono un ulteriore sapore al gioco.

Ghost of Tsushima

Il modo in cui Sucker Punch ha inserito questa forma poetica è interessante: accompagnati da una musica suggestiva, si scelgono le frasi osservando il paesaggio, in cerca di ispirazione. La voce di Jin reciterà poi il nostro componimento, che resterà parte della fascia che ci verrà donata. Ogni elemento è spesso connesso ad una ricompensa ludica: fasce per gli haiku, slot per talismani dalle volpi, luoghi di interesse seguendo gli uccelli dorati.. A mio avviso, però, il piacere di collezionare passa in secondo piano, rispetto alla gioia nello scoprire un nuovo luogo. I tempi shito, che propongono sezioni di platforming più elaborate rispetto alle altre quest, regalano panorami e punti di vista da mozzare il fiato.

 

Onore e Forme

Ghost of Tsushima, pur lanciando sin da subito i giocatori nell’esplorazione di un open world di medie dimensioni, e suddiviso in tre macroaree (corrispondenti alle parti dell’isola di Tsushima), si svela poi con calma. Gli scontri si svolgono con le spade come motore principale. Da samurai, Jin ha l’opzione di aprire le danze con un Confronto, che consente di eliminare in un colpo il primo avversario che si mostri tanto coraggioso da affrontarlo, in maniera coreografica. Questo garantisce preziose cariche di determinazione, la risorsa che consente al protagonista di curarsi ed eseguire mosse particolari, ricaricabile anche eseguendo deviazioni.  Ci sono poi meccaniche che aprono a nuovi modi di esplorare lo spazio e soprattutto tecniche che si acquisiscono dopo diverse ore. Le Forme, delle stance che arricchiscono le combo di Jin, entrano in gioco quando si sconfiggono oppure osservano sufficienti capi mongoli, e modificano sostanzialmente l’equilibrio dei combattimenti.

Ghost of Tsushima
Un esempio dal menu delle abilità disponibili

Le nozioni di base come le parate, deflettere le tecniche nemiche, e le schivate, sono acquisite in preparazione all’ottenimento di queste Forme. Funzionano come stili che sfruttano i punti deboli di quattro categorie di nemici, e mirano a romperne l’equilibrio, esponendoli a tempeste di attacchi. Dalle fasi centrali del gioco, una volta acquisiti questi stili, le battaglie diventano una danza in cui sono numerosi i fattori da tenere in conto, e si sceglie al volo la Forma più opportuna da utilizzare in base all’avversario. Ma non di sole tecniche samurai vivrà Jin. L’astuto Khotun Khan, nemico formidabile, ha studiato la cultura di Tsushima, e può prevedere le strategie di chi segue il codice d’onore. Se una lama sfoderata alla luce del sole non può trafiggerlo, la soluzione può essere una lama priva d’onore, nascosta, celata. La lama di uno Spettro. Il conflitto tra questi due modi di essere e combattere, esplicato tramite diversi flashback, è alla base di alcuni nodi importanti della trama.

 

 

 

Dall’ombra. Di Spettri, stealth e avversari nebulosi

Le tecniche dello Spettro sono l’altro volto del combat system di Ghost of Tsushima. La libertà nello sviluppo di diversi rami di abilità è assoluta, ma non è possibile utilizzare esclusivamente uno dei due approcci: questo dipenderà anche dalla natura delle missioni affrontate, che prevedono sia battaglie campali che infiltrazioni in cui farsi scoprire comporta il fallimento. Nella mia esperienza di gioco, quando potevo scegliere come affrontare una zona controllata dai mongoli, ho sempre preferito la via del samurai. Tuttavia, man mano che venivano sbloccati i letali strumenti dello Spettro, è stato un piacere provare a mescolarli al flusso di gioco durante le battaglie.

Restando in tema, purtroppo le fasi stealth non mi hanno convinto, complice forse anche l’intelligenza artificiale dei nemici non eccelsa, sia nell’individuare Jin, che a volte anche in battaglia. Può capitare di trovarsi circondati da avversari agguerritissimi che non danno respiro, o a volte di avere di fronte gentiluomini che attendono il proprio turno per essere passati a fil di spada. Un peccato, perché quando funziona, ed è per fortuna la maggioranza dei casi, è un piacere lasciarsi andare alla danza di colpi, parate e spettacoli di strumenti dello Spettro.

A proposito delle missioni, ho trovato interessante l’inserimento di fasi investigative per variare la formula, anche se a volte possono spezzare eccessivamente il ritmo. Per quanto riguarda i compiti delle quest, questi possono risultare ripetitivi dopo diverse ore, ma a supportarle interviene la bellezza del mondo di gioco. In particolare, la serie dei racconti mitici è a mio avviso tra gli apici del gioco, sfaccettati e con più obiettivi, tra duelli, raccolta di oggetti e belle idee, inoltre sempre introdotte da una splendida animazione che scorre come un dipinto. Ghost of Tsushima non è perfetto, anzi, tuttavia ha come pregio il riuscire ad appassionare, a far dire “Voglio esplorare ancora solo un altro luogo, poi spengo”, per ritrovarsi ad ore tarde abbagliati d’incanto. Credo che, per un esponente del genere open world, sia un ottimo risultato avere una mappa interessante da esplorare in lungo e in largo.

 

Attimi effimeri, resi eterni.

Uno stormo di uccelli che si alza in volo. Il sole che fa capolino tra gli alberi. Una fitta nebbia che tutto nasconde, da cui emergono delle figure umane. Gli scorci dell’isola sono numerosissimi. Desidero dedicare un paragrafo a parte all’elaborata Photo Mode che accompagna il titolo. Avere uno strumento dedicato in un gioco visivamente curato come Ghost of Tsushima era un imperativo, e Sucker Punch non delude, offrendo varie opzioni. Sono presenti filtri, è possibile ruotare l’inquadratura, modificare l’esposizione e la lunghezza focale. Tra le funzioni speciali, il controllo dei particellari (dalle foglie di vari tipi, alle lucciole), del vento, delle nuvole e dell’ora del giorno. Inoltre è presente una modalità Carrellata che consente di creare uno slideshow composto di diversi punti macchina: non è possibile modificare alcune opzioni e ha delle limitazioni, ma queste brevi sequenze permettono di sperimentare.

Per chi si diletta nel condividere via social i propri scatti, o adora la fotografia videoludica, questo aspetto potrebbe anche valere da solo l’acquisto del titolo. La bellezza del mondo di gioco personalmente mi ha portato numerosissime volte a premere il pulsante di scatto per fermare l’azione, ispirato da una particolare luce, paesaggio o soggetti, o invogliato a ricercare l’immagine perfetta navigando tra le opzioni.

 

 

 

Commento Finale

Come il suo protagonista, che avanza in bilico tra due vie, Ghost of Tsushima vive della commistione di due componenti, non perfettamente bilanciate. Se il combat system regala molti momenti di divertimento, soprattutto quando si sbloccano nuove abilità e strumenti e si prova a sperimentare, dall’altro lato del gameplay le missioni non brillano sempre, o comunque non a lungo, per struttura e idee. Ma l’aspetto più convincente dell’avventura di Jin Sakai è senza dubbio l’impatto visivo, la sua atmosfera che racchiude un intero immaginario da esplorare. La bellezza del mondo di Ghost of Tsushima può colpire in ogni momento: quando ci si lascia guidare dal vento in sella al proprio cavallo, ci si sofferma ad ammirare un panorama, o, nella nella tensione di un duello mortale, si osservano le foglie cadere come uomini.  Momenti difficili da descrivere e dipendenti più che mai da sensazioni soggettive, per i quali a mio avviso vale la pena di indossare la maschera dello Spettro, e vivere questo racconto di onore e dovere. Sospeso tra luce e ombra.

 

 

 

Recensione a cura di Marcello Cascio.

 

 

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8

Ottimo

Pro

  • Visivamente ricercato con uno stile ispirato ai classici film del genere, a tratti haiku in movimento.
  • Combat system che si arricchisce col tempo e diverte.
  • Il flusso di gioco porta naturalmente ad esplorare l'isola per scoprirne i misteri tra luoghi e scontri.

Contro

  • Alla lunga la struttura delle missioni potrebbe risultare ripetitiva.
  • La storia avrebbe potuto ulteriormente approfondire il conflitto interiore del protagonista.