Little Hope

Disponibile per
Data di uscita

30 Ottobre 2020

Team di sviluppo

Supermassive Games

Publisher

Bandai Namco

Offerte
Bloccati e isolati nell'abbandonata città di Little Hope, 4 studenti e un loro professore devono sfuggire dalle apparizioni da incubo che li perseguitano senza tregua in una nebbia impenetrabile.

Interno notte. Una preziosa biblioteca. Il Curatore, un uomo di mezza età, ci accoglie in questo luogo misterioso, invitandoci a vivere una storia, di cui abbiamo appena assaporato l’inizio. Nelle nostre orecchie, oltre alla sua voce, la Lacrimosa di Mozart. Ci introduce alla caratteristica principale di Little Hope: le nostre scelte. Le relazioni tra i personaggi principali , i dialoghi, i segreti che sceglieremo di mantenere, la nostra abilità nell’evitare il pericolo saranno determinanti. Nel frattempo, lui ci osserverà, imparziale, o almeno così dice.

 

Il Curatore, efficacemente interpretato da Pip Torrents.

Un’introduzione

Nella trama di Little Hope si mescolano più piani temporali, che dialogano tra loro in modi imprevisti, ed inizialmente carichi di mistero. L’azione principale si svolge ai giorni nostri, con un gruppo di persone di ritorno da un viaggio. Dopo una deviazione obbligata verso la cittadina sperduta che presta il suo nome al titolo, il bus su cui viaggiano ha un incidente, e il conducente risulta disperso. Andrew, Angela, Daniel e Taylor sono quattro studenti del college, e John il loro professore. Ogni personaggio ha delle proprie caratteristiche, alcune riepilogate nella prima inquadratura che li presenta; queste si andranno a modificare sulla base dei dialoghi e i rapporti con gli altri compagni di sventura. Si può giocare da soli, oppure no. Nel caso di una partita online con un altro giocatore, che condividerà i nostri progressi, le scene vissute saranno differenti.

John, rivestitosi di autorità, potrà dimostrare fermezza e capacità decisionale, oppure fallire ed essere solo un prepotente. Angela, tagliente nei suoi giudizi, potrebbe mostrare un lato più compassionevole, o Taylor preferire un approccio che consideri il gruppo. La bussola delle nostre decisioni, solitamente da prendere tra due principali, oltre al non rispondere, è fisicamente presente a schermo quando saremo chiamati ad influenzare il percorso. Alcune frasi saranno di minore impatto, altre potrebbero mutare in modo sensibile la run.

 

 

Il gameplay di Little Hope

In cerca di aiuto, l’unica alternativa sembra esplorare Little Hope, che nasconde numerosi segreti e misteri, in grado di far rabbrividire e raggelare. La Dark Pictures Anthology tra ispirazioni da folklore e storia, e il tema di questo episodio sono i processi per stregoneria di Andover del XVII secolo.

Chiunque venga da Until Dawn, titolo del 2015 sviluppato sempre da Supermassive Games, si sentirà a casa per quanto riguarda il comparto del gameplay. Si esplorano gli ambienti utilizzando un personaggio per volta, a volte interagendo anche con i propri compagni, e le sezioni action sono affrontate tramite Quick Time Event (QTE), in cui occorre premere i comandi che appaiono a schermo. Sono poi presenti numerosi indizi, qui denominati “segreti”, che permettono di ricostruire la situazione, e anche delle foto che operano come una sorta di “premonizione”. Ci mostrano possibili eventi futuri, per prepararci ad essi, e possibilmente evitarli, oppure confermarli. Considerando le diverse variabili, ci saranno più sviluppi possibili durante la storia, e una volta conclusa si può scegliere di ricominciare per scoprire un’altra strada, e rispondere ad un What If? che magari ci ha perseguitato dopo un certo risultato.

 

 

L’urlo della storia

Nel freddo della notte, avanzando a tentoni, qualcosa decide di brandirci, e riportarci ad un tempo altro. Forse ancora più oscuro. Nel 1692, un’accusa può trasformarsi in una condanna a morte da parte di una comunità, che inferocita partecipa al giudizio definito “divino”. Possiamo leggere sconcerto negli occhi dei nostri protagonisti, mentre davanti a loro si dipanano i misteri di Little Hope, e il suo oscuro passato. Come anticipato, il ritrovamento di indizi è utile per poter ricostruire la trama di eventi, e porta ad esplorare in modo più approfondito gli scenari. Un dettaglio che rende più agevole l’esperienza è nel fatto che i punti d’interesse vengono segnalati da un piccolo bagliore, inoltre avvicinandosi possiamo scoprire cosa comporterà interagirvi. In questo modo, non si corre il rischio di abbandonare un’area prima di aver setacciato ogni angolo.

La morsa del passato si fa progressivamente più minacciosa, e inizia a chiudersi pericolosamente attorno ai nostri protagonisti, cercando di stringerli per sempre. Particolarmente riuscite sono alcune sequenze d’azione in cui il controllo saetta rapidamente tra più personaggi, in un crescendo di ansia, mentre cerchiamo di salvare la loro vita. I QTE sono gestiti in modo da dare un certo respiro prima dell’azione, rendendone meno complessa l’esecuzione. E a proposito di funzioni vitali, i momenti più tesi in cui occorre aspettare di nascosto mentre qualcuno, o forse qualcosa, ci cerca, sono resi da una barra che rispecchia il battito cardiaco, con comandi da impartire entro tempi ristretti. Per quanto riguarda l’aspetto più orrorifico, credo che l’abuso di un certo tipo di jumpscare diventi dopo poco monotono, purtroppo: un peccato, perché l’atmosfera della cittadina di Little Hope è abbastanza riuscita, e una diversa distribuzione o presenza di questi momenti avrebbe sicuramente giovato.

 

 

Un’occasione parzialmente sfumata?

Lascio per ultimo un punto determinante: la storia. Non intendo assolutamente far spoiler della trama, tuttavia devo citare questo fattore, che ha inciso sul voto che vedrete a conclusione di questa recensione. Questo esprime la mia delusione verso il finale. Credo sia un tipo di conclusione che divide il pubblico, ma a mio avviso, nel ricercare twist spiazzanti (di cui a posteriori si può effettivamente trovare qualche indizio), il mosaico sfaccettato costruito lungo l’avventura viene sfruttato in modo pessimo. Un enorme peccato, dal momento che Little Hope funziona(va) abbastanza bene. Si percepiscono i limiti di un progetto che viene offerto ad un prezzo budget, magari nella grafica, con alcune ombre ballerine, e certi modelli meno efficaci, ma la cornice interna al racconto (con più piani temporali) ed esterna (l’Antologia con il Curatore) intriga, con l’enfasi su un passato che continua a tormentare.

Per il futuro, guardo comunque con interesse a House of Ashes, terzo episodio dell’antologia Dark Pictures, indipendente dai precedenti come gli altri, di cui viene mostrata una piccola anteprima al termine dell’avventura. Un ultimo commento sulla Curator’s Cut, una modalità aggiuntiva: disponibile tramite codice per chi ha effettuato il preorder, come accaduto per Man of Medan, sarà poi offerta gratuitamente a tutti i giocatori entro qualche mese. In questo caso, la storia viene vissuta con alcune scene, punti di vista e quindi scelte differenti, incentivando un’altra partita.

 

Commento finale

Little Hope nell’arco di poche ore riesce a creare un background molto affascinante. Per quanto non tutti i personaggi risultino sfaccettati appieno, in particolare convince la linea temporale del passato, con scene anche forti. Purtroppo, ad un passo dalla fine si è deciso di voler ricorrere a dispositivi narrativi che secondo me hanno reso inconsistente tutto quel che era stato costruito in precedenza. La cornice dell’antologia Dark Pictures, tra sezioni col Curatore intriganti e un’atmosfera convincente, resta però un ottimo concept, che spero possa essere esplorato e sfruttato in modo più efficace nei prossimi episodi.

 

Recensione a cura di Marcello Cascio.

Qui il link al sito ufficiale di Little Hope. Continuate a seguirci su Cinewriting!

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6.5

OK

Pro

  • Atmosfera convincente, soprattutto nelle scene legate ai processi per stregoneria.
  • Il Curatore e i suoi enigmatici interventi.

Contro

  • Alcuni difetti tecnici minori.
  • La conclusione ricerca il plot twist, ma nel farlo senza il giusto setup delude.