The Last of Us Parte II Featured

The Last of Us Parte II

Disponibile per
Data di uscita

19 Giugno 2020

Team di sviluppo

Naughty Dog

Publisher

Sony Interactive Entertainment

Offerte
$64,99
Naughty Dog è tornata con il titolo più struggente e violento della loro carriera. Guida Ellie in un percorso di vendetta che la porterà a scoprire quanto, in un mondo popolato da temibili infetti, gli esseri umani continuino a essere l'unica vera minaccia.

È dura, durissima. Scrivere di The Last of Us: Part II è una vera e propria impresa.

Descrivere le sensazioni, i momenti, gli sguardi, le ferite, il sangue, l’amore smisurato, l’odio cieco… cercare di esprimere tutto ciò attraverso delle parole è complesso, quasi impossibile. Questo perché The Last of Us: Parte II parla ai giocatori in modo inedito, profondo, andando a sfiorare le corde del nostro io più nascosto. Il nostro trascorso i nostri ricordi andranno a scontrarsi inevitabilmente contro le immagini che scorreranno a schermo. Queste, in piena tradizione di Naughty Dog, non sono fraintendibili e non offrono né scelta né interpretazione.

La storia narrata dagli sviluppatori è infatti una ed una sola, non lascia al giocatore nessuna libertà, nessuna opzione, nessuna via di fuga. Lo lascia lì, spettatore di una serie di eventi, osservatore del gesto più dolce e materno e di quello più cruento e inenarrabile, attonito e senza voce in capitolo. E’ proprio in questa univocità, in questa direzione imprescindibile, che va cercato il valore della narrazione e il coraggio dei talenti che l’hanno sapientemente costruita. Questo è un gioco senza mezzi termini che non ha paura di mostrare una violenza così spietata da essere completamente inedita al mondo dei videogiochi.

 

Dolore che genera dolore

E’ forse proprio per questa natura così cruda e senza mezze misure che il gioco non è piaciuto a tutti. Forse proprio perché, parlando alle vite stesse dei giocatori, è necessario che questi abbiano vissuto e provato almeno un pizzico del dolore inguaribile di Ellie, della rabbia cieca di Abby, dell’amore paterno di Joel e della dolcezza di Dina per potersi lasciare catturare da The Last of Us: Part II. Oppure, valutando l’opzione diametralmente opposta, una parte dei giocatori che hanno odiato il titolo potrebbe essere composta da persone che di queste emozioni ne hanno provate fin troppe. Questo gioco potrebbe in qualche modo averli costretti a scendere a patti con questi sentimenti. Emozioni che pur essendo le fondamenta stessa della natura umana, possono paradossalmente trasformare l’uomo in una vera e propria bestia cieca capace di seguire solo i propri istinti più primitivi.

 

Vivere l’inferno interiore altrui

The Last of Us: Part II affronta molti temi: mette in scena un amore, così incondizionato e naturale da sembrare di averlo vissuto in prima persona. Rappresenta la diversità in ogni suo aspetto parlando di quanto possa essere difficile appartenere ad un gruppo e nonostante ciò affermarsi come individuo. Il gioco poi ci porta nel mezzo di una guerra raccontandoci quanto nella realtà non esista mai una vera distinzione fra buoni e cattivi. Ma, più di tutto, The Last of Us: Part II non parla tanto di un percorso di vendetta quanto di uno riguardante l’accettazione. Le vicende narrate raccontano il processo di elaborazione del lutto e di come in una società portata ai suoi estremi le persone cerchino di sopravvivere, più che ai temibili Clicker, alle cicatrici del proprio passato che, mai come in questo gioco, non hanno modo di essere ricucite.

Parlarvi della trama in modo più approfondito di così sarebbe veramente imperdonabile. Vi basti sapere che il gioco prosegue l’avventura iniziata nel primo capitolo da dove l’avevamo lasciata nel 2013 e che quindi vi consiglio caldamente di rifarvi una bella run del gioco originale prima di avventurarvi in questo nuovo doloroso viaggio. The Last of Us: Part II è un vero e proprio secondo tempo cinematografico del suo predecessore. Sarebbe imperdonabile affrontarlo senza il giusto background narrativo alle spalle. Questa seconda parte presenta però un incedere meno funzionante rispetto a quello del suo predecessore. Nel titolo si estendono, forse esagerando un po’, alcune fasi narrative a discapito del ritmo generale dell’opera. E’ però vero che, sorpassato il potentissimo incipit e dopo una lunga fase iniziale dal ritmo meno incalzante, si passa ad un secondo tempo potente e capace di creare un climax emotivo difficile da dimenticare.

 

Diverso ma non troppo

In conclusione, per quanto riguarda la trama, gli eventi, i tempi ludici e il mood generale dell’opera, se siete stati fan del primo capitolo, non rimarrete in alcun modo delusi. Dopo pochi minuti di gioco vi sentirete nuovamente a casa e verrete completamente inghiottiti dal titolo. Se al contrario già il primo TLOU non faceva al caso vostro, pur essendoci netti miglioramenti sotto ogni aspetto ludico e visivo, il gioco non vale la fatidica candela e vi consiglio di rivolgere le vostre attenzioni da un’altra parte.

 

Anche il gamepad vuole la sua parte

Parlare del gameplay di The Last of Us: Part II è come discutere della fotografia di Schindler’s List o della tecnica pittorica usata da Da Vinci nell’ Ultima Cena: non è semplicemente quello il punto. Per molti, una storia come quella di questo gioco già basta per procedere all’acquisto ad occhi chiusi.

D’altro canto, dato che il linguaggio espressivo cardine dei videogiochi è l’interazione, non si può soprassedere dall’analizzare a fondo questo punto. Il gameplay di questo titolo è l’organica evoluzione di quello del precedente capitolo della saga. Il gioco suddivide le sue parti in 3 grandi insiemi: esplorative, narrative e quelle di combattimento. Ottima intuizione è stata quella di rendere i limiti fra questi 3 insiemi estremamente labili e frastagliati così da portare a schermo un vero e proprio flusso ininterrotto di situazioni che si alternano in modo rapido e dinamico. Ciò porta a generare nel giocatore un costante senso di oppressione.

Durante il gioco raramente riuscirete a sentirvi tranquilli e al sicuro e questo rende le sessioni di gioco in compagnia di Tlou2 estremamente tese e ansiogene. Con delle buone cuffie ed un livello di difficoltà adeguatamente alto, quindi favorendo al massimo l’immersione, dopo quasi ogni singola ora di gioco mi sono ritrovato nella situazione di dover prendere delle pause, di resettare e di tornare alla vita vera. Questo perché, mai come in questo gioco, vi sentirete soli e completamente abbandonati, immersi in un’ambientazione ostile che nasconde dietro ogni angolo un terribile incontro.

 

Non piu’ solo corridoi, forse…

Tutto questo funziona grazie alla presenza di aree di gioco molto più ampie rispetto a quelle già viste nel primo capitolo. Queste poi contengono, in molte occasioni, aree facoltative ricche di oggetti interessanti e documenti lasciati dagli sfortunati abitanti di Seattle. Ciò permette al giocatore di “perdersi” nella ricerca di oggetti utili, collezionabili e altra roba interessante. Scrivo “perdersi” tra virgolette, però, perché purtroppo la sensazione di avere una libertà decisionale riguardo ai luoghi da esplorare nella maggior parte dei casi è una mera illusione.

 

The Last of Us: Parte II fa di tutto per far sentire il giocatore più libero di quanto esso sia in realtà. Il titolo nasconde tramite stratagemmi ben congegnati una linearità di fondo che, quando viene a galla, mostra i limiti di questa tipologia di gioco. Una struttura forzata, che per quanto possa essere ben occultata e rifinita come mai prima d’ora, risulta vecchia di almeno 10 anni. Qui i ragazzi di Naughty Dog infatti non hanno avuto l’intenzione di innovare ma di limare e perfezionare una base esistente andando forse a deludere i giocatori più esigenti.

 

Anche in The Last of Us Parte II arriva finalmente il momento di menare le mani…

Anche se la struttura generale delle mappe si può vedere come un’alternanza di aree più o meno ampie e di passaggi stretti e vincolati che le connettono, è stato fatto un passo in avanti con le aree completamente dedite al combattimento. Più in generale la varietà di approcci forniti dal gioco aumenta seguendo la complessità delle aree. Le “arene” sono edifici su più piani, strade o alle volte addirittura interi agglomerati di case. I combattimenti si plasmano attorno alle location in cui avvengono simulando silenziose infiltrazioni, assalti frontali e vere e proprie guerriglie urbane.

Gli scontri puntano a far sfruttare al giocatore in maniera saggia e intelligente ogni singolo strumento fornitogli dal gioco. Con la costante scarsità di risorse che ritroverete nelle difficoltà più avanzate quasi mai potrete scegliere l’arma con cui combattere. Ogni battaglia vi porterà ad elaborare una strategia propria basata sulle vostre disponibilità in fatto di munizioni, kit medici e oggetti da lancio. Ciò rimarca ancora una volta cosa possa voler dire essere un sopravvissuto costretto ad utilizzare ogni risorsa di un mondo completamente abbandonato a sé stesso. Strategie che se portate a termine correttamente vi faranno provare un grande senso di soddisfazione e appagamento.

 

Scotch + Forbici + Bastone = Morte

Secondo vero cavallo di battaglia di The Last of Us Parte II sono i combattimenti. Grazie all’infinità di animazioni di interconnessione, alla potente resa visiva e al realismo sonoro dello shooting, questi si manifestano in battaglie realistiche e estenuanti. Duelli tra umani ridotti ai loro istinti più primitivi. Cani feroci richiusi nella stessa gabbia le cui sbarre sono formate da ideologie perverse, rabbia e cieca vendetta. La violenza portata a schermo, anche nelle fasi di puro gameplay, riesce a raccontare qualcosa dei personaggi che la praticano come le loro emozioni o il loro credo. Questo porta a creare addirittura situazioni paradossali dove sarete costretti a seguirli in azioni che voi non avreste mai commesso.

 

Tra una molotov e una rivista di caccia

Questo titolo mischia il combattimento con un pizzico di crafting e con un sistema di upgrade sapientemente. Il crafting è pressoché identico a quello che abbiamo imparato a conoscere nel primo TLOU. Esplorando le ambientazioni otterremo risorse, consumando queste risorse potremo creare oggetti utili nei combattimenti. Feature interessante è quella di poter avviare il crafting anche durante le sezioni di schermaglia più concitate col fine di creare l’oggetto giusto al momento giusto. Tra le risorse ce ne saranno due diverse dalle altre: gli ingranaggi e le pillole. I primi sono necessari a potenziare le armi che troveremo sparse per le aree di gioco. Le seconde invece sono capaci di fornire nuove abilità.

Entrambi i sistemi sono dei corollari capaci di fornire un livello di profondità aggiuntivo al gioco ma che a conti fatti non offrono un grande impatto se non fosse per determinate abilità cardine. Altra chicca, squisitamente congegnata, è che gli alberi delle abilità non saranno disponibili già dall’inizio ma appariranno solo al ritrovamento di determinati oggetti. Ecco che un giornale sulla caccia ci permetterà di sparare in modo più preciso e un libro sulle tattiche di guerriglia ci insegnerà come fare meno rumore con i nostri passi. L’ennesimo tocco di classe incastonato all’ interno di Tlou2 che rimarca come nulla nello sviluppo di questo gioco sia stato scelto in maniera casuale.

 

Un piccolo gioiello di arte e tecnica

La componente grafica e tecnica di questo titolo è a dir poco sbalorditiva. Siamo probabilmente davanti al gioco più bello visivamente e esteticamente rifinito della corrente generazione di console. Partendo dalle animazioni facciali fino ad arrivare agli stupendi effetti sonori, gli sviluppatori non solo sono stati in grado di settare un nuovo standard visivo, ma addirittura di creare tecnologie innovative per ottenere i risultati desiderati. E questo è ancora più meritevole data la limitata potenza computazionale di PS4. TLOU2 sotto questo punto di vista farà sicuramente scuola diventando il punto di riferimento per tutti i giochi che verranno in futuro.

Durante il gioco ci muoveremo per la maggior parte del tempo tra le vie di Seattle. Una città in cui la natura e i temibili infetti hanno preso il comando. La città, con i suoi edifici ricolmi di storie di vita comune e le sue strade piene di macchine abbandonate, è un baluardo di decadente bellezza. Il lascito di un’umanità che ha lottato fino allo stremo delle proprie forze ma anche simbolo della rivalsa di Madre Natura. Un’entità eterea che anno dopo anno ha espanso le proprie radici in ogni anfratto riprendendo gradualmente i suoi spazi.

I paesaggi di TLOU2 non saranno i più incredibili e sorprendenti che troverete nel vasto mondo dei videogiochi, ma di certo lasciano qualcosa. Il suo mondo emana una coerenza visiva capace di rimarcare ancora una volta le storie dei personaggi che lo popolano. E’ come se gli ambienti fossero specchio delle  loro emozioni, esternandole e palesandole. Ogni singolo poster, oggetto e filo d’erba è stato posizionato con cura, attenzione e sapienza. Questo per permettere al giocatore di non porsi domande e di credere che tutto ciò che accade a schermo sia reale. Alla fine è  in questo che va cercato il vero merito di The Last of Us: Parte II. Far immergere il giocatore in una realtà alternativa. Calarlo dall’alto nella pelle di un’altra persona per poi costringerlo a guardare con occhi sbarrati quello che gli uomini possono essere in grado di fare.

 

Commento finale

The Last of Us Parte II è semplicemente uno dei migliori giochi della sua generazione. Un titolo che, pur non innovando, lima e perfeziona una struttura conosciuta portandola alla sua massima espressione artistica. The Last of Us Parte II è però anche un gioco estremamente controverso e coraggioso per i temi trattati e per il modo con in cui questi vengono affrontati. Uniche pecche del titolo sono la sua struttura, che inizia ad apparire fin troppo lineare e datata, e il suo ritmo narrativo, forse un po’ dilatato nelle fasi iniziali. The Last of Us Parte II è quindi da una parte una perfetta sintesi della generazione videoludica e dall’altra un urlo straziante dei nostri anni, da cui prende temi e problematiche. Un gioco maturo e diretto che permette di eseguire un altro passo in avanti all’intero mondo dei videogiochi. Un altro grande centro per Naughty Dog.

 

Recensione di Carlo Alberto Iocco.

 

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9.5

Incredibile

Pro

  • Trama struggente capace di trattare temi completamente inediti al mondo dei videogiochi con coraggio e realismo
  • Sistema di combattimento appagante e profondo
  • Realizzazione tecnica visiva e sonora incredibile

Contro

  • Struttura ludica datata
  • Ritmo narrativo altalenante